Cantiere Scafati

Per una città da ricostruire

Sono stato sempre orgoglioso di poter dire: “sono nato a Scafati”. Sì.            Scafati era un altro pianeta. Altra storia, altra cultura. Vocazione agricola alle sue origini. Un fiume, il Sarno, che rappresentava, con i suoi canali ed affluenti, una fonte di vita. Il padre millenario della nostra comunità.

Negli anni, poi, affiancata alla sua naturale economia basata sulle grandi potenzialità del ricchissimo suolo vulcanico, era nata, con l’impegno di tanti uomini di buona volontà, una Scafati industriale che dava lavoro, futuro e speranze a tanti nostri concittadini.

Un futuro per generazioni di scafatesi che hanno saputo farla crescere sotto il profilo economico ma anche e, soprattutto, nel suo assetto sociale. I circoli, le parrocchie, le istituzioni, i singoli. Tutto e tutti remavano nella direzione del benessere. A ciascuno era aperto e consentito l’accesso micro e                    macro-economico in relazione alle capacità ed all’intuito. Una stagione di crescita.   Era davvero motivo d’orgoglio questa “scafatesità”.  Era!

Politiche poco lungimiranti, interessi personali, infiltrazioni di tipo mafioso, delirio di onnipotenza di qualche nostro concittadino ed altre amenità simili hanno saputo distruggere la nostra città. L’economia locale è stata minata e sbaragliata con l’ingresso di forze lavorative di altre province.

Per dirla con un delicato eufemismo.

Così si è dissolto il senso di appartenenza, l’affetto, l’aspetto sano del campanilismo. Non quello stupidamente localistico. La sua vera essenza che è lodevole, quando si afferma come senso della propria comunità, senza nulla togliere a quelle limitrofe. Quando, come in una famiglia, ci si preoccupa dei suoi componenti, del loro stato di salute e felicità.

Senza lo spocchioso tifo da tifoso. Senza le esasperazioni da stolti.

Stiamo vivendo anni difficili. I riferimenti hanno perso il loro peso, la loro autorevolezza. Quelli che erano i nostri concittadini-modello, scoraggiati, demotivati da tanto degrado morale, si sono rintanati in un Aventino della democratica partecipazione.

La perdita della nostra identità, causata da mille altri fattori, ci ha fatto allontanare dalla partecipazione comunitaria, dalla politica, dalle istituzioni, dalla semplice, eppure importantissima, uscita per le vie della città. Unica e degna realtà, consona allo spessore della “Scafati d’oro”, la nostra biblioteca. Una vera Istituzione condotta in maniera eccellente dalla stimatissima        Maria Benevento.  Poi, il buio. O quasi. Anche questo stesso “giornalino”, nella sua storica versione cartacea, una sorta di vetrina che ha accompagnato la vita dei nostri concittadini, per oltre due decenni, è stato costretto alla sospensione perché non più sostenuto. Anche da quelli che sono stati più volte invitati, interpellati. Anche da quelli che avrebbero dovuto salvarlo. Per dovere. Come “controaltare” nei confronti di quello sostenuto da interessi elettoralistici.

Si riscontra un’apatia nei confronti di tutto e di tutti. Le pagine di INSIEMESCAFATI, hanno sostenuto, nero su bianco, l‘invito alla partecipazione, alla costruzione di una rinnovata coscienza civica. Abbiamo espresso, con la nostra linea editoriale, le inascoltate preoccupazioni in merito alla pericolosa deriva della vita amministrativa degli ultimi anni. Prima, molto prima che lo facesse la magistratura. Potersi trovare nella condizione di dover presentare le scuse per aver espresso perplessità e dubbi, in merito alla classe dirigente locale, ai suoi interventi, alle sue mire, sarebbe la nostra massima aspirazione.

Le nostre posizioni, le nostre libere manifestazioni  di pensiero, attraverso le nostre pagine, facevano apparire come faziosi gli interventi di quelli che si impegnavano nella redazione. Il momento attuale è sotto gli occhi di tutti!        La sentenza, quella morale, è tangibile.

Ora, per fortuna, il popolo scafatese sembra risvegliarsi. Nascono libere associazioni e comitati di cittadini. Stanchi, delusi e arrabbiati, per la caduta a picco della nostra città, vogliono impegnarsi per riappropriarsi degli spazi lasciati vuoti, incustoditi, trascurati. Gli spazi del vivere INSIEME. Ben vengano.

Con Pasquale Magro, avevamo dato inizio ad una rubrica che ospitava i giovani, le forze imprenditoriali e produttive locali. Un desiderio di costituire un “Cantiere Scafati” che avesse come progetto esecutivo la realizzazione degli scafatesi nuovi.

Una connotazione più che mai utile e necessaria. Un popolo che abbia il desiderio di dare una mano alle generazioni attuali e soprattutto a quelle che verranno. Anche una grande quercia nasce da un semplice virgulto. Non si può pensare di farne legna, quando occorre, se nessuno si è occupato della sua messa a dimora. Vi invito a far parte di questo “cantiere”. Vi esorto a  voler partecipare alla redazione di questo che sarà un diario più che un giornale.        Un luogo per incontrarci, per dialogare, per proporre, per costruire.

Sono stato sempre orgoglioso di poter dire: “sono nato a Scafati”.

Voglio poterlo ribadire. Per tutti i giorni che mi rimangono.

Antonio Matrone

 

 

 

Commenti
Condividi

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Per Maggiori informazioni leggi la nostra Privacy Policy

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi