Scafati: tutto quel che ricordo

Era il profumo sferzante dell’erba appena tagliata. Distese verdi che mi accecavano e
calmavano naturalmente il mio spirito, l’animo di una bambina alla scoperta della propria
città.
Era le giostre dai colori ingenui. Rosso, giallo, blu. Armi pacifiche nelle mani di mamme in
cerca di effimera quiete.
Era le anatre che dolcemente starnazzavano, implorandomi di lanciargli le briciole dal mio
pacchetto di patatine.
Era via Pietro Melchiade, la strada in cui sono cresciuta, in cui mia mamma, da fiera
combattente donna, ha lottato nella sua salumeria vintage per oltre trent’anni.
Era l’Odeon in fondo alla strada e i film che andavo a vedere da sola allo spettacolo del
pomeriggio, orgogliosa di avere un così meraviglioso cinema nella mia città.
Era la festa della Madonna delle Vergini, che ogni anno aspettavo con pazienza e
trepidazione. Le luci arancioni in strada, il passo lento degli scafatesi, la frenesia del piccolo
parco divertimenti allestito nell’area ex Del Gaizo, il dolce aroma delle mandorle pralinate,
le pannocchie bollite, le bancarelle a lavoro fino alle due del mattino. Salvatore, Silvio,
Miriam, il loro papà e la zia Anna, che vendevano i giocattoli affianco al negozio della mia
mamma. Ricordo ancora i loro nomi.
Erano le passeggiate fino alla merceria “Rossano”, dietro la piazza di Santa Maria delle
Vergini. Punto Freddo sul Corso Nazionale, inondato da adolescenti infervorati.
Era la mia scuola di danza, in via Zara, e i miei nonni panettieri, in via Giovanni XXIII.
Scafati era tutto questo per me. E forse lo è ancora.
Non voglio pensare alla mia città martoriata, umiliata, seviziata.
Non voglio imprimere nella mia memoria il colore nero pece del nostro fiume Sarno, lo
stesso fiume in cui mio un tempo ci si poteva immergere e pescare. Non voglio immaginare
Scafati in balìa di clan e camorra.
“Politicamente negli anni ’70 Scafati era una città all’avanguardia, venivano da tutta Italia
per rubarci le idee”, mi ripete spesso mio padre.
Loro ci provano a fregarci la serenità, il benessere e la vitalità.
Noi, invece, rispondiamo con i sorrisi. Con le manifestazioni e le associazioni.
Loro provano a fregarci l’energia, l’entusiasmo e la grinta.
Noi rispondiamo con il teatro, la Biblioteca Morlicchio e i movimenti giovanili.
Non riuscirete a portarci via la nostra città. Scafati è tutto quel che ricordo.
C’è sempre stata e c’è ancora. Ci sarà, finché lo vorremo.

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