Le parole non sono pietre da lanciare

“Le parole sono tutto. “Le parole sono pietre”, titolava un bellissimo libro di Carlo Levi. Le parole devono avere un loro peso, una gravità propria. Una loro forza ed efficacia che le veda in  corrispondenza con la realtà, con i concetti e con le cose.

Oggi, invece, si fa un uso molto diverso delle parole. La campagna elettorale appena terminata ne è stato un esempio illuminante. Ma non scagliamo le pietre solo in quel senso. La rete, un altro pessimo esempio. In molte chat si perde il peso e i significati che si danno alle parole utilizzate. È un effetto contagioso. Si fa sempre più un uso strumentale del linguaggio.

Sempre di più le parole vengono usate con leggerezza, gettate verso gli ascoltatori per scrutarne l’effetto, pronti a cogliere la possibilità di modificarne il valore ed il senso, per dirottare altrove il discorso. In questi casi dietro alle parole non c’è un pensiero, un’opinione sicura da perseguire, un’idea da realizzare, c’è solo l’attenzione all’effetto, il miraggio di raggiungere dei risultati a proprio vantaggio, attraverso il tentativo di provare, eventualmente modificare o addirittura smentire, quando si vede che il discorso non si dirige dove si vorrebbe, adducendo sovente la scusa di essere stati fraintesi.

Se invece la parola è una “pietra”, se ha un suo intrinseco valore, appena pronunciata acquista tutto il suo peso, tutta la sua efficacia e vive nell’operatività. Come una pietra, infatti, una parola può colpire e lasciare il segno. Positivo oppure negativo, se dietro ad essa c’è un pensiero, un’idea. E’ tanto più indispensabile che dietro la parola ci dev’essere un uomo degno di tal nome. Una volontà di esprimere qualcosa e non solo di colpire o di prendere spazio e visibilità. 

Se, invece, le parole sono sempre più finalizzate solo a se stesse, alimentiamo un senso di vacuità ed incertezza che non fa bene.  Esattamente il contrario di ciò che occorre in questo momento. Le parole, allora, hanno il solo effetto di prendere in giro, di agguantare il potere. Non si è esattamente consapevoli di cosa si dice.  Quel che è certo è solamente che non si farà, poi, ciò che si dice, il vero esercizio riguarda l’acquisizione del potere, inteso non come possibilità di far accadere le cose ma come semplice occupazione di posizioni pubbliche. Lo si è visto, purtroppo, in questa campagna elettorale, a prescindere dalle singole personali opinioni. Lo si vede continuamente navigando in rete.
Gli anni di crisi hanno determinato, in molti casi, un senso d’instabilità ed un timore diffuso, un clima teso, la volontà di non prendersi mai delle responsabilità. Le parole hanno così assunto unicamente una funzione difensiva. Uso le parole più ambigue che posso così da poterne cambiare il significato in relazione alla reazione che mi sembra di percepire, e via così. Intanto parliamo di integrità, trasparenza, coerenza.

Le parole non sono pietre da lanciare, sono basi sulle quali poter costruire. Le nostre case, le nostre vite. La nostra città.  Il nostro futuro. Facciamone buon uso.”

a cura di Pasquale Magro

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