Traffico asfissiante? No, grazie

In tutti questi anni in città, complice un deciso quanto incontrollato fenomeno di urbanizzazione forzoso che di pari passo ad una speculazione edilizia storica ha generato un mix esplosivo, la condizione di vivibilità determinata dalla condizione viaria e di traffico pare sia peggiorata a ritmi esponenziali.
Intere arterie bloccate da un numero indefinito di autovetture e mezzi di varia tipologia ad “occupare” letteralmente ogni spazio della città, con conseguenze fisiologiche anche sulla qualità della vita, dell’aria e della salute in generale.
Mai una sola volta che si fosse parlato e discusso seriamente di come affrontare il problema che tiene letteralmente attanagliati i cittadini della nostra città, se non attraverso politiche superficiali e senza lungimiranza. La discussione si è sempre concentrata su sensi di marcia invertiti, divieti di sosta e… tanta confusione creata nell’immaginario collettivo.
Mai che qualcuno, se non sporadicamente, avesse introdotto il concetto di una mobilità sostenibile, alternativa ed ecologica. Un concetto oggi più di ieri che dovrebbe essere messo al centro dell’agenda politica di un futuro governo locale.
Investire nel trasporto pubblico locale (ad oggi assente), l’elaborazione di zone a traffico limitato e aree pedonalizzate sono solo alcuni degli impianti concettuali che dovrebbero sostituire parole come: traffico, sensi di marcia, divieti di sosta. Iniziare a lavorare per progetto che tenga dentro intere aree della città oggi “contaminate” da questa prigione che tiene dentro, anche per via di una drammatica abitudine e tendenza alla rassegnazione, tutti noi.
Sarebbe bello che anche il nostro Comune iniziasse a parlare di P.U.M.S., cioè quei piani urbani di mobilità sostenibile, che attraverso un processo di inclusione e di partecipazione diretta, possano mettere nelle mani degli scafatesi, la città che immaginano sotto il profilo della mobilità, lontana dalle colonne di auto che quotidianamente tengono sotto scacco la città.
Forse dovremmo iniziare tutti a comprendere che le comunità, le città e i luoghi che noi viviamo dipendono in maniera indissolubile dalla consapevolezza di chi questi posti li vive. Continuare a far finta di nulla o, peggio, attendere che qualcuno possa dare per noi la soluzione, è solo un modo come un altro, non proprio elegante, di lasciare che la città e il suo futuro appassiscano giorno dopo giorno.

a cura di Alessandro Di Francesco

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