GRAZIE Giovanni!

In giro per il mondo le giovanili di una squadra di calcio vengono chiamate in vari modi: Cantera, squadra B, Primavera, Berretti, Juniores, Scuola Calcio, Polisportiva ecc.
A Scafati è diverso.
A Scafati l’associazionismo calcistico giovanile risponde a un nome e un cognome: Giovanni Vitiello.
Anzi, a volerla dire proprio tutta, a un nome e un soprannome: “Giovanni lo Sceriffo”.
Perché è con questo nome entrato nella mitologia, un po’ Tex un po’ cow boy, che il buon Giovanni è stato conosciuto e, parliamoci chiaro, “temuto” da intere generazioni di scafatesi, che con i suoi insegnamenti hanno potuto arricchire un bagaglio di esperienze e di insegnamenti impressionante, che va ad intaccare il lato umano, caratteriale e professionale, non limitandosi certamente al campo di gioco.
Domenica 8 aprile 2018, presso la Sala Don Bosco, si è tenuta una serata in suo onore, alla quale hanno partecipato oltre sette generazioni di persone, tutte rimaste legate indissolubilmente a quel mister che li ha fatti sognare.
Cosa ha rappresentato Giovanni per una città come Scafati?
A questa domanda ha provato a rispondere Massimo Rastelli, ex calciatore di Napoli, Piacenza, Lucchese, Avellino e attualmente allenatore di Serie A: “Parliamo di tanti anni fa e Giovanni già esprimeva concetti che sono attuali nel mondo del calcio, come la disciplina, l’alimentazione, oltre la tattica. Ricordo con piacere le famose riunioni in sede, le crostate col tè caldo. Poi i primi tornei pasquali, i viaggi all’estero, rigorosamente in pullman. Tutti i risultati che ho raggiunto nella mia carriera li devo anche e soprattutto ai suoi grandi insegnamenti”.
Scafati quanto ha bisogno di associazioni che possano perseguire gli stessi ideali e la stessa trasmissione di valori?
Lo stesso Giovanni ha provare ad argomentare tale quesito: “Penso che abbiamo scritto per Scafati una bella pagina di storia, dalla quale si può attingere buon materiale per far ripartire nuove associazioni che proveranno a seguire il nostro esempio. Non solo abbiamo contribuito alla diffusione del calcio giovanile ma, soprattutto, abbiamo allontanato molti ragazzi dalla strada, gli abbiamo insegnato i valori di una vita onesta, li abbiamo messi al sicuro. Bisogna creare sempre le condizioni affinché tutti possano avere la possibilità di fare sport, di vivere in un’associazione, che possa permettere di confrontarsi e maturare. Abbiamo provato a fare questo e mi fa piacere che molti ci hanno imitato, ma il problema è che Scafati, al momento, è piuttosto carente sotto l’aspetto delle strutture, soprattutto per quanto riguarda le sedi, in quanto non ci sono locali a disposizione per le associazioni giovanili. Noi siamo rimasti gli unici con una sede e una sede è fondamentale. Speriamo che le cose migliorino e si creino le condizioni per una società civile. Perché poi c’è da porsi una domanda seria: la nostra è davvero una società civile?”
L’ultima domanda che sorge è la seguente: può davvero il calcio influire nella crescita professionale anche per ambiti che poco hanno a che vedere col gioco?
A questa domanda rispondo io in persona, sperando che non me ne vogliano a male i colleghi della redazione, il direttore e i lettori se per qualche rigo metto da parte i panni giornalistici e concludo in prima persona. Era in corso la stagione 1998/99 e Giovanni, su suggerimento e con la collaborazione del Mister Rinaldo De Felice, un po’ per gioco un po’ per responsabilità ci fece produrre un giornalino interno in cui si parlava delle partite e di eventi vari. Su quel giornalino, che ancora conservo con orgoglio, vi è il mio primo articolo a livello assoluto di cronaca di un match (un pareggio per 0-0 col Sant’Antonio Abate in cui l’autore divorò un gol già fatto, episodio  accuratamente omesso nel pezzo).

Nessuna tribuna stampa a San Siro, nessuna partita da Addetto Stampa della mia squadra del cuore (la Scafatese Calcio 1922), nessun articolo pubblicato su La Gazzetta dello Sport o su Il Mattino.
Niente di tutto questo si sarebbe realizzato senza quell’idea e senza il L.IN.G Mondo Nazione.

Per questo a nome dell’intera comunità mi sento di dire una cosa:

Caro Giovanni
GRAZIE!

a cura di Pasquale Formisano

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