Intervista a Raffaella Casciello

Ma quanto carisma ha Raffaella?  Tanto, tantissimo e potrebbe venderlo. Occhi color castano scuro, i capelli altrettanto, un piercing sul naso e lo sguardo accigliato. Oltre ad essere una bella ragazza, ha anche belle idee e combatte da sempre per esse. Dalla parte degli studenti sin dai tempi delle superiori, una rappresentante d’istituto come lei l’avrebbero voluta tutti: a parte il solito megafono tra le mani, di lei si ricorda l’energia e la convinzione con cui si avvicinava alla massa. Abbiamo deciso di farla parlare, le abbiamo chiesto di “sbottonarsi” un po’. E ha ceduto, la parola del resto non le manca.

Raffaella Casciello, nota a tutti, ma chi è realmente? Come ti descriveresti da giovane donna di 29 anni?

Purtroppo, non avendo potuto inseguire il mio sogno da rockstar, non credo in realtà di essere così “famosa”. Mi piace la musica punk e Nino D’Angelo, la parmigiana di mia madre ed il cous cous arabo, l’arte contemporanea, le ceramiche vietresi, il Vesuvio, le architetture innovative, il libri di Sepulveda e quelli di Ermanno Rea, andare ai concerti e restare notte intere a discutere con i miei compagni e le mie compagne dei nostri progetti. Mi piacciono i cattivi ma sono fan sfegatata di Papa Francesco. Non mi piace andare dal parrucchiere ma ci metto ore a scegliere la tonalità di un rossetto. Odio le ingiustizie e le disuguaglianze, le forme di prevaricazione sugli altri, le violenze di ogni genere, il fatto che gli uomini sottovalutino la straordinaria intelligenza delle donne che scelgono di impegnarsi in politica. Da qui nasce la mia passione per la filosofia politica ed il desiderio profondo di cambiare la terra che amo, in cui ho scelto di restare e per cui ho scelto di impegnarmi dall’età di 14 anni.

Quando nasce il tuo impegno politico? Quando hai sentito il bisogno di “venire fuori” e cioè seguire un ideale, esporti e batterti?

Quello che posso raccontare è il mio percorso di vita a partire dalle periferie di Scafati dalle quali provengo, nelle quali sono cresciuta e nelle quali è cresciuta la mia voglia di riscatto. Ma questo non basta. Il mio impegno è nato guardando le immagini delle piazze contro il G8 di Genova nel 2011 e partecipando alle manifestazioni contro la guerra in Iraq. In quei momenti ho capito che le ingiustizie possono essere sconfitte non da soli ma grazie ai legami collettivi. Ho preso parte ai movimenti studenteschi, a partire da quell’officina di creatività che è stato il liceo scientifico “Renato Caccioppoli”, in cui sono stata una fiera studentessa e rappresentante d’istituto. Si sono susseguite tante e diverse esperienze: da Libera all’A.N.P.I. proseguendo in continuità con le radici dell’impegno civile della mia città, la resistenza partigiana e la lotta alla camorra. C’è stata poi un’esperienza politica, perché credo fermamente che possa esistere una “buona politica” che riduca le disuguaglianze e costruisca uno sviluppo giusto e sostenibile per i nostri territori. Sono stata anche candidata alle elezioni Regionali ed attualmente sono responsabile del nazionale “Mezzogiorno e antimafia” di Sinistra italiana.

Come vedi la città di Scafati? Cosa vi è stato di sbagliato in questi anni e come tutto ciò poteva essere evitato?

La città di Scafati si trova di fronte ad un “bivio”. Ha la possibilità di chiudere con un’Amministrazione corrotta ed incapace nonché sciolta per le infiltrazioni camorristiche oppure continuare sulla strada dei piccoli favori e dei piccoli interessi che in questo decennio hanno impoverito la città. Se siamo in una città in cui non esiste una politica di sviluppo vero, che non ha politiche sociali adeguate, che non riesce ad immaginare una politica di risanamento ambientale, è colpa della classe dirigente che non è stata capace di cambiare il corso delle cose. Chi afferma di non aver fatto errori, non si rende conto delle occasioni che la città ha perso in questi anni, si tratta dello sguardo miope di chi non riesce a guardare oltre “la punta del proprio naso”.

Come immagini l’amministrazione del futuro?

Immagino, innanzitutto, un’amministrazione trasparente, ma nel verso senso della parola, non di facciata ma fatta di condivisione delle scelte amministrative. Bisogna restituire il potere di decidere della città a tutti gli scafatesi. Scafati ha poi bisogno di riconvertire l’intero patrimonio industriale dismesso. E’ una follia che al posto delle industrie siano sorti condomini o centri commerciali: in un città con un altissimo tasso di disoccupazione, serve immaginare un’amministrazione  capace di progettare ed intercettare risorse e competenze per creare nuove occasioni di sviluppo.  Ciò che immagino è un’amministrazione che sia capace di replicare le esperienze delle reti dell’economia civile come quelle in Toscana: a partire dal ripensamento del sistema del welfare locale , mettendo al centro le pratiche collaborative che possano generare benessere gestendo al meglio le risorse e le energie a disposizione. Infine occorre che il Comune di Scafati, in quanto Istituzione, riprenda il proprio percorso di battaglia politica con il governo Nazionale e l’Europa per un piano straordinario di bonifica  e risanamento del fiume Sarno. Il Comune deve tornare ad essere lo spazio di azione politica di un intero popolo inquinato dalla “scelleratezza” di chi ha scelto di sversare illegalmente i propri scarti industriali nel Sarno.

Hai progetti per il futuro? Come ti vedi in un prossimo domani?

Sono una giovane laureata in filosofia e quindi immaginare il proprio futuro è molto complicato in tempi di precarietà, soprattutto al sud.  Attendo con ansia il concorso per l’insegnamento. Non rinuncio comunque ad immaginare un futuro in cui la mia felicità individuale si possa coniugare ad una felicità collettiva. Credo che quando saremo in grado di mettere assieme i nostri diversi desideri di felicità, sarà allora che realizzeremo una rivoluzione.

A cura di Ilaria Cotarella

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