Scafati: storia di bellezze invisibili

L’art. 9 della nostra carta costituzionale demanda alla Repubblica il compito di valorizzare e tutelare il patrimonio culturale, paesaggistico e storico del nostro Paese. I nostri padri costituenti avevano a cuore le nostre bellezze e certamente avrebbero voluto che le generazioni future fossero portatrici e custodi di questi valori.

Peccato che, spesso, la realtà concreta ci presenta ben altro.

L’arte, la storia e la cultura sono sempre più trascurate socialmente e politicamente. Un caso che si profila sia nelle realtà maggiori ma anche e soprattutto in quelle locali, di provincia. Gli esempi sono innumerevoli e tra questi vi rientra l’agro-nocerino sarnese, terra fertile attraversata dalle acque del fiume Sarno, ricca di produttività agricola grazie alle favorevoli condizioni morfologiche che la contraddistingue.
E’ in questo scenario che si estende un universo che trapela a malapena agli occhi dei suoi abitanti; un universo formato da luoghi di rilevante pregio storico-artistico e archeologico che ad oggi non ha ancora ricevuto l’attenzione istituzionale e sociale che merita.
Basti guardare a Scafati, città con il più alto tasso di popolazione della provincia di Salerno. La sua vicinanza all’antica Pompei potrebbe non offuscare il suo pregio storico se si attribuisse maggiore cura e interesse ai diversi luoghi di rilevanza storico-artistica di cui gode la stessa città.

Un esempio?  Nel 1992 a Scafati, durante i lavori costruzione urbana a via della Resistenza,  furono scoperti i resti relativi alla villa rustica di età romana di proprietà di Popidio Narciso, in cui si produceva in prevalenza vino. La campagna di scavo, per portare alla luce l’intera struttura, è durata circa vent’anni  terminando solo nel 2012. Da allora incuria, degrado e abbandono l’ hanno sepolta di erbacce più di quanto non avesse fatto l’eruzione vulcanica del 79 d.C.

Collocata in altra frazione storica è l’abbazia cistercense di Santa Maria di Realvalle in San Pietro di Scafati.
Questa, fu costruita da Carlo I d’Angiò nella seconda metà del XIII per celebrare la sua vittoria nella battaglia di Benevento. La struttura è testimone di stili architettonici che coprono un arco temporale di circa sette secoli che vanno dal gotico al barocco, fino ad arrivare ai giorni nostri.
Quel che resta dell’abbazia si nasconde agli occhi dei cittadini in quanto è ubicato all’interno del cortile recintato dove ormai sorge la scuola materna di via Lo Porto. Ad oggi le parti più antiche della struttura sembrano essere in uno stato tale da renderle irrecuperabili, difatti, solo la parete destra della chiesa, unica superstite dell’intero edificio, risulta completamente occultata dalla vegetazione.Anche in questo caso le diverse amministrazioni che si sono succedute nel tempo non si sono mostrate affatto sensibili ad avviare un tavolo di discussione per la valorizzazione di questo importante sito.

La stessa triste sorte stava interessando anche un altro dei più rilevanti edifici storici della città della Valle del Sarno, se non fosse per un intervento di restauro avvenuto solo in anni recenti.
Stiamo parlando del Real Polverificio Borbonico realizzato per volere di Ferdinando II di Borbone negli anni ’50 dell’ottocento, consistente in una colossale struttura industriale per la produzione di polvere nera da sparo.  Il complesso storico si trova in uno stato di deplorevole abbandono e non sono stati sufficienti finora i tentativi messi in atto sia dalla cittadinanza che dalle istituzioni per recuperarlo in toto e proteggerlo da ulteriori spoliazioni compiute all’ordine del giorno.
All’interno della struttura il personale è estremamente ridotto e ciò non consente un’ adeguata vigilanza del sito. Quest’ultimo, vittima del più totale disinteresse istituzionale, rappresenta un potenziale centro culturale e artistico e ciò in quanto al suo interno sarebbe ben possibile funzionalizzare determinate aree a spazi museali all’interno dei quali collocare mostre permanenti dedicate ad artisti scafatesi nonché reperti archeologici rinvenuti nell’area agro-nocerina.
Rattrista dover assistere alla totale assenza di politiche specifiche atte a valorizzare, tutelare il ricco e inestimabile patrimonio del territorio scafatese.
Il silenzio della politica e lo scarso attaccamento delle nuove generazioni alla propria terra rischiano di obliare nell’invisibile le bellezze figlie del passato e della storia di questa terra.
Era mica questo ciò che volevano i  nostri padri costituenti?

a cura di Annalisa Giordano

 

 

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