Alla (ri) scoperta di Francesco Totino

Artista poliedrico, singolare e fuori dagli schermi.

E’ da ormai qualche anno che Scafati  ha il privilegio di ospitare la mostra del pittore, scultore, architetto e poeta Francesco Totino presso le sale del Real Polverificio Borbonico sito in via Pasquale Vitiello.
Di origine calabrese, Totino si formò artisticamente tra Napoli e Firenze dove tra corsi di disegno, esercitazioni da autodidatta e laurea in Architettura, ebbe modo di sviluppare appièno le sue doti che possono essere oggi ammirate attraverso i lavori in esposizione.
La scelta di ospitare a Scafati le opere dell’artista calabrese non nasce dal caso.
La cittadina agro-nocerina, infatti, è stata il luogo d’incontro della sua futura moglie Rosa Catalano e quello in cui aprì il suo primo studio d’arte, nei pressi del Rione Vetrai, che diventerà sede di incontri per appassionati di musica, poesia, artigianato, scultura e pittura.
La città alle rive del fiume Sarno, dunque, ha intrecciato la storia e il percorso artistico del Totino.
I motivi della mostra sono legati ad un avvenimento piuttosto inusuale. Angelo Casciello, è stato coinvolto, in tempi recenti, direttamente dalla moglie dell’artista per il recupero di materiali e oggetti ormai abbandonati all’interno dello studio, dopo la sua  morte.  È così che sorse l’idea a Casciello di catalogare le opere e pensare ad una possibile mostra che consentisse ai cittadini scafatesi di conoscere e mettere in luce la personalità inconsueta ed eccezionale di Francesco Totino. Idea materializzatasi nel 2013, anno in cui è stata allestita la mostra che si distribuisce in sei sale di un’ala del Polverificio Borbonico e che testimonia la cultura artistica tipica del novecento fatta propria dal Totino, rimarcata in alcuni Autoritratti dei primi anni ’30, seguiti poi da espressive e suggestive sculture modellate attraverso abili forme.
La mostra offre spazio a molteplici dipinti dai colori forti e marcati che danno la sensazione allo spettatore di essere immerso direttamente nella scena raffigurata, a opere espressive di variegate tecniche artistiche che ritraggono volti di gente comune, scorci di città e scene di vita quotidiana.
Nelle sale è possibile vedere un’interessante esposizione di disegni e pitture, come il suo Autoritratto del 1929, studi di figure realizzate all’Accademia delle Belle Arti di Napoli e un omaggio a Michelangelo Buonarroti, suo punto di riferimento. La mostra prosegue con disegni degli anni ’40 dove l’artista ritrae figure, paesaggi e studi del periodo fiorentino e va via via infittendosi di ulteriori lavori che raffigurano le città di Napoli e Venezia, un suggestivo Autoritratto del 1953 e opere dedicate all’isola di Capri.
Interessanti sono alcuni studi di nudo femminile realizzati con la tecnica del carbone su carta, chine acquerellate e disegni che raffigurano paesaggi dell’area vesuviana. Nell’ultima sala sono esposti, invece, i preziosi pastelli su carta e altri quadri ad olio che rappresentano la rivisitazione del mito della Magna Grecia.
Agli occhi dello spettatore non possono sfuggire le sculture realizzate in gesso intorno agli anni ’70, tra queste troviamo: la donna della pace, il ritratto di Clelia e Maledetta Guerra, quest’ultima del 1972, è una delle opere scultoree più significative della sua carriera nella quale rappresenta una figura femminile che tiene in braccio un probabile cadavere di fanciullo, segno che la guerra è la morte del futuro.
Ciò testimonia il lungo e corposo percorso artistico di Totino che si è snodato nei decenni attraverso forme espressive sempre nuove e differenti.
La vasta esposizione, contenente almeno ottanta lavori tra disegni, sculture e progetti architettonici,  è stata curata da Angelo Casciello (pittore e scultore scafatese), allievo dall’età di 11 anni dell’artista calabrese, il quale ha provveduto al recupero e alla custodia di diverse opere rimaste per lunghi anni in stato di abbandono dopo la scomparsa dell’autore.
Casciello ha così permesso ai cittadini scafatesi di godere della testimonianza artistica di uno degli autori più originali e controcorrente del novecento artistico meridionale.
Attraverso la mostra dedicata a Totino si riconferma la vocazione del Polverificio Borbonico quale centro di arte e cultura, nonché luogo di incontri e di confronti tra diverse anime dell’espressività artistica, con la speranza che la struttura possa rafforzare nel tempo il ruolo sociale e storico a vantaggio delle generazioni future.

 

A cura di Annalisa Giordano

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