Dario Patti: gioventù intelligente, violino ed impegno civico

Nonostante la giovane età, è conosciuto, o meglio noto, per i capelli brizzolati, in contrasto con i suoi modi e la sua aria da “eterno” adolescente. Un altro suo marchio è il sorriso: aperto e disarmante. Dario non è solo il classico bravo ragazzo, ci sono anche la passione e l’impegno per la musica ed il Ferro 3, i suoi due grandi amori. Da bambino era incerto e si sorprendeva della convinzione dei suoi coetanei, da adolescente segue le orme paterne, innamorandosi del violino. Da post-diciottenne si avvicina al mondo della sinistra, che ha ispirato e rafforzato la sua curiosità. Possessore di un’anima raffinata, che non si ferma di fronte alle apparenze, cerca da sempre il vero senso nelle cose, “Mi pongo continuamente domande, sono una persona curiosa” afferma. Abbandona il violino poi riprende a suonarlo abbinandolo al sound napoletano. Da qualche mese la decisione di completare gli studi al Conservatorio, ogni gesto è un segno della sua essenza in continuo divenire.

Riusciresti a definirti con tre parole, cercando di illustrare come tu appaia agli altri?
Ho, da sempre, difficoltà a descrivermi, ad “inquadrarmi” in una cornice e a definire chi sono. Da ragazzino mi davano fastidio le frasi il cui incipit fosse “io sono” e trovavo molto strano che molti miei coetanei, poco più che adolescenti, fossero già convinti chi fossero e cosa fare da “grande”, certi del loro essere. Ho pensato spesso che fossero i gesti a definirti, le scelte, le strade intraprese, le persone di cui ti circondi e ciò che impari a dire veramente chi sei. Inoltre credo che ciò che siamo sia in continua evoluzione. Per essere me stesso, vivo di ciò che mi piace, anche se questo non ha sempre il “sapore” di un lavoro. Ma visto che sei tu a chiedermelo, proverò a definirmi come una persona curiosa. È una caratteristica che mi riconoscono sempre i miei amici, che sono per me fonte di ispirazione e confronto. Credo sia fondamentale porsi delle domande, mi è stato insegnato dalla mia famiglia, da alcuni insegnanti e da un’esperienza bella in una giovanile di partito, la gloriosa Sinistra giovanile. Oltre la routine c’è un mondo da svelare: sapevo che per avere informazioni complete era necessario scavare più a fondo.

Il tuo nome è associato al Ferro 3, quasi fosse un binomio. Quando e come nascono amore e devozione per questo luogo?
Amore e devozione mi sembrano due parole adatte per spiegare questo mio attaccamento. Intanto il luogo in cui era ubicato, l’ex sede del PCI e del DS, intriso di storia e di storie, sembrava la location adatta per dare vita ad un percorso collettivo. Il Ferro, circolo culturale A.R.C.I, può essere considerato sotto tanti aspetti: per me ha rappresentato la risposta ad un disagio, una palestra dell’anima ed un luogo di conflitto. Nel 2011 un gruppo di adulti – adulti, rispetto a noi che attualmente lo gestiamo – decidono di realizzare uno spazio vuoto, una casa “libera” che possa essere riempita d’amore, come si afferma nel film cui è ispirato il circolo. Troppi vuoti da colmare in questa città, niente aggregazione giovanile, nessuno spazio di discussione politico-sociale, nulla che parlasse di cultura, spettacoli ed arte. Abbiamo scoperto grazie a questi “creatori” quanto lavoro ci fosse da fare e quanta gente aspettava una situazione del genere. In questo solco l’esperienza continua con noi dal 2014, a gestirlo con me ci sono Luca Pedone e il Presidente dell’Associazione, Donatella Savino, l’impulso e il motore delle nostre numerosissime attività. Con umiltà e convinzione ci prendiamo gli spazi che una città assente non sa dare ai suoi cittadini. Personalmente, dopo un periodo di esaltante, costruttiva, ma alla fine deludente esperienza politica, è stata l’occasione per mettere in pratica le mie convinzioni politiche attraverso la pratica sociale. È stato un modo per conoscere ed indagare i problemi di questa città, dall’assenza di politiche di welfare, la povertà diffusa e accettata come una condizione inamovibile, la criminalità e le mafie che ci hanno consegnato un Comune sciolto per infiltrazioni camorristiche, una comunità migrante lasciata ai margini, nessuna azione è venuta dalla politica ufficiale per migliorare le condizioni di vita dei suoi cittadini. Sapere e conoscere tutto questo è già un punto di partenza. È un luogo di ritrovo, un punto d’aggregazione intergenerazionale, un’idea dello stare insieme diversa dall’uso di un locale. L’associazione si occupa di promozione sociale e culturale: in questi anni tanti corsi, cineforum, concerti, teatro. Il punto di forza sono sicuramente i concerti live del fine settimana, un archivio foltissimo di artisti ha calpestato il palchetto del Ferro 3.

Il violino: un’altra grande passione.
La musica ha sempre occupato una parte della mia vita. Mio padre è musicista, insegnante al Conservatorio e direttore di orchestra. Ho ascoltato, sempre, svariati generi musicali, il pop, il jazz, il rock e la musica italiana. Ho cominciato a studiare musica a dodici anni: ero interessato sia al violino che alla tromba, ma alla fine ho optato per il violino. Il mondo della musica è competitivo, vi è difficoltà ad emergere. Per un periodo l’ho anche abbandonata, ma poi ho sentito di nuovo l’esigenza di ricominciare. A novembre ho ripreso e ora sto studiando intensamente per gli ultimi due esami. È attualmente difficile conciliare questo studio intenso con gli impegni al Ferro. Per un po’ ho suonato il violino in maniera diversa, non didattica direi, perché un mio carissimo amico, Ferdinando Avagnale, mi ha spinto nel 2011 a riprendere questo strumento. Aveva in mente un progetto interessante. Dalla sua idea sono nati gli “Happy M.I.L.F.”, un gruppo composto, inizialmente, da più di dieci persone. Abbiamo cominciato a metter su un sound nuovo, un mix tra hip-hop, rap e sound napoletano. Il gruppo è stato accantonato per un po’, dopo l’entusiasmo iniziale, ora stiamo lavorando per presentarlo nuovamente. Anche questo amore per la musica mi ha portato ad occuparmi del Ferro 3: ogni settimana accolgo i gruppi musicali che ospitiamo, anche stranieri ed ogni volta che giungono a noi si crea un’atmosfera particolare.

Come ti vedi “da grande”? Chi sarà Dario?
Vorrei rimanere nel mondo della musica e degli eventi. Ho nella testa questa immagine futura di me: io, il mio violino, le persone che amo e con cui lavoro. Non so se a Scafati o altrove.

Quindi, “l’eterno ragazzo” ha progetti futuri?
Faccio tesoro delle esperienze che ho fatto fino ad esso, da tutto ciò uscirà qualcosa di positivo per me.

A cura di Ilaria Cotarella

 

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