Intervista a Guido Spaccaforno, formatore dei giovani volontari del Servizio Civile Nazionale

Si è conclusa nei giorni scorsi il corso di formazione per i volontari del Servizio Civile Nazionale presso la Biblioteca Comunale “Francesco Morlicchio” di Scafati, impegnati nel progetto “Dalla polvere all’arte”.

Il servizio civile volontario garantisce ai giovani una forte valenza educativa e formativa, una importante e spesso unica occasione di crescita personale, una opportunità di educazione alla cittadinanza attiva, contribuendo allo sviluppo sociale, culturale ed economico del nostro Paese. Chi sceglie di impegnarsi per dodici mesi nel servizio civile volontario, sceglie di aggiungere un’esperienza qualificante al proprio bagaglio di conoscenze, spendibile nel corso della vita lavorativa.

A raccontare la sua esperienza di formatore è Guido Spaccaforno, oggi referente del Dipartimento Europa di Amesci. Dopo il servizio civile come obiettore di coscienza ha maturato la decisione di costruire il suo percorso professionale all’interno del volontariato e del terzo settore. Con l’Amesci ha avuto la possibilità di mettere in campo tutta la sua esperienza e le ottime capacità relazionali maturate durante il suo percorso come mediatore sociale e penale, nonché le competenze acquisite durante la sua gestione della segreteria generale della F.I.E.E.A. (Fédération internationale des échanges enfants et adolescents – Organizzazione di II livello che rappresenta diversi milioni di associati di oltre 20 paesi europei ed extraeuropei).

Guido, puoi raccontarci qualcosa di te? Chi sei e di cosa ti occupi.

Mi chiamo Guido Spaccaforno, salernitano di adozione, sono nato a Napoli dove lavoro con Amesci, una delle organizzazioni leader nel mondo del servizio civile.

Nel 1994 ho iniziato la mia esperienza nel servizio civile come obiettore di coscienza e non ho più smesso. In questi 23 anni mi sono occupato principalmente di formazione non formale in ambito di Servizio Civile Nazionale, per quanto riguarda la formazione generale e, per il Servizio Volontario Europeo, nel coordinamento della formazione all’arrivo dei volontari che scelgono l’Italia come paese di destinazione dei loro progetti di volontariato. Ciò mi ha dato la possibilità ed il privilegio di incontrare migliaia di giovani in tutta Italia.

Cosa vuol dire per te essere un formatore? Cosa pensavi che fosse prima di diventarlo?

Mi concentro sulla mia esperienza come formatore per il Servizio Civile Nazionale. La formazione generale è un elemento strategico per consolidare l’identità del servizio civile come istituzione deputata alla difesa della Patria e alla salvaguardia e promozione dei valori costituzionali. Inoltre è finalizzata a fornire ai giovani quegli strumenti per poter vivere appieno l’esperienza di servizio civile. Per me ha rappresentato la possibilità di dare risposte alle aspettative dei giovani, entrando in punta di piedi nella loro scelta, sospendendo il giudizio circa le loro motivazioni, ed accompagnarli nella complessa esperienza di partecipazione e cittadinanza. Questo approccio, supportato da una enorme passione, mi ha fatto riflettere molto sulla dimensione del servizio e di quanto questa fosse strettamente legata al ruolo del formatore il quale sceglie di condurre il gruppo in un processo educativo che non riguarda solo l’acquisizione di particolari competenze e abilità ma anche e soprattutto la crescita integrale della persona.

Nel corso degli anni il servizio civile ha conosciuto numerose trasformazioni ed oggi è sempre più evidente la necessità di porre al centro i giovani riconoscendo al servizio civile quella dimensione di transizione all’età adulta. Per farlo fino in fondo bisogna però consentire ai giovani di potersi appropriare dello strumento “servizio civile” in modo attivo, guidando il processo di realizzazione del progetto prescelto più che semplicemente prendervi parte.

Sei stato soddisfatto della settimana di formazione presso la Biblioteca Comunale “Francesco Morlicchio” di Scafati?

La settimana di formazione a Scafati mi ha dato l’opportunità di incontrare i volontari impegnati nel progetto “Dalla polvere all’arte”. Parlo di opportunità perché ho potuto incontrare giovani che si impegnano per rendere accessibile la cultura e, siccome quest’ultima non è sempre nelle priorità degli amministratori dei nostri territori, il loro impegno mi ha affascinato, commosso, e mi ha confermato quanto sia importante dare protagonismo alle giovani generazioni.

Credi che la figura del formatore debba avere un ruolo di maggiore rilevanza all’interno della società?

La volontà di partecipare al cambiamento ed esercitare la propria cittadinanza sono aspetti importanti che hanno trovato da sempre riscontro nella stragrande maggioranza dei giovani che ho incontrato nella mia lunga esperienza di formatore. Ciò a conferma, qualora ve ne fosse bisogno, della predisposizione dei giovani all’impegno, a dedicarsi all’altro e a prestare attenzione al bene comune.

A cura di Antonio Cocchia

Commenti
Condividi

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Per Maggiori informazioni leggi la nostra Privacy Policy

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi