Vent’anni dopo Sarno ricorda il suo 5 maggio

Villa Lanzara ospita la mostra “Una luce per Sarno”

Quella del 5 maggio 1998 resta una data che ha segnato i cuori e la mente di un’Italia intera. Lo sanno bene i cittadini di Sarno, devastati quel giorno da una violenta colata di fango scatenatasi dal monte Saro che domina l’intera valle, provocando la morte di oltre centotrenta persone e la totale distruzione di una parte della città agro-nocerina, Episcopio. Storie di sangue e di sopravvivenza che interessarono per giorni le cronache di quel tempo.
Sarno, insieme ad altri comuni limitrofi (Siano, Bracigliano e Quindici), si risvegliò sconfitta e trafitta dal colpo sanguinoso di una natura che non perdona, probabilmente, le gravi negligenze umane che spesso mettono a repentaglio l’incolumità collettiva di una popolazione. Le immagini pietrificanti di una montagna che frana restano scolpite ancora oggi negli occhi di chi fu testimone di una delle catastrofi naturali più violente della storia del nostro Paese. Da allora sono trascorsi venti lunghi anni e Sarno si ritrova oggi a commemorare le sue vittime e il suo passato. E lo fa attraverso una mostra espositiva dal titolo “Una luce per Sarno” , visitabile fino al 9 ottobre prossimo all’interno degli spazi della suggestiva Villa Lanzara, struttura ottocentesca che, di recente, è stata messa a disposizione della comunità sarnese, divenendo la nuova sede della Biblioteca Comunale.

Una luce per Sarno
La mostra, curata dal prof. Ernesto Terlizzi, vanta una ricca esposizione di fotografie dipinti e lavori elaborati attraverso diverse tecniche e materiali, provenienti dai depositi del Comune di Angri che solo in tale occasione hanno ritrovato la loro luce e per le quali si spera una futura e permanente collocazione all’interno di palazzo Doria.
Le opere sono il frutto del lavoro di numerosi artisti contemporanei, provenienti da tutta Italia e pongono in rilievo lo spirito autolesionista dell’essere umano che risulta essere, al contempo, sia artefice che carnefice della sua realtà. A fare da sfondo ispiratore la triste tragedia del ’98. Una luce per Sarno
Tra gli artisti in mostra Renato Baresani, Mimmo Iodice, Ernesto Tatafiore e gli  scafatesi Luigi Vollaro, Luigi Pagano, Franco Cipriano e Angelo Casciello, i cui lavori sono corredati da testi di critici d’arte quali Gillo Dorfles, da poco scomparso, Lucia Annunziata e Fabrizia Ramondino.
A presenziare l’evento di apertura sono state le diverse autorità politiche, militari e religiose, tra cui il sindaco, nonché Presidente della Provincia di Salerno, Giuseppe Canfora, il sindaco di Angri, Cosimo Ferraioli, il docente di storia dell’arte contemporanea presso lo IULM di Milano, Vincenzo Trione, il giornalista del tg3 Geo Nocchetti e quello de “La Città”, Antonio Manzo. A coordinare l’evento è stato il prof. Vincenzo Salerno, Assessore alla cultura del Comune di Sarno e promotore della mostra. Toccante è stato l’intervento del giovane Roberto Robustelli, superstite dell’immane tragedia del 5 maggio, il quale ha raccontato i giorni di paura e agonia vissuti paralizzato e sommerso dal fango all’interno di un’abitazione. L’evento rappresenta un’occasione non solo per commemorare le vite e i volti tragicamente spezzati e travoli dal fango, ma anche per proiettarsi in un futuro nel quale l’uomo orienti le proprie condotte nel rispetto della sua terra. 

A cura di Annalisa Giordano

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