I lati oscuri del caso Moro

A quarant’anni dai fatti di via Caetani, l’on. Grassi racconta altre verità

Quaranta lunghi anni ci dividono dalla drammatica data del 9 maggio1978, giorno in cui fu ucciso il presidente Aldo Moro. Scafati, si propone, nuovamente, come comunità sensibile alla memoria della figura politica e umana di quest’ultimo.
A fare da cornice, la biblioteca Comunale “Francesco Morlicchio”, divenuta ormai centro propulsore e di riferimento per i cittadini scafatesi e dell’agro che il 4 maggio,  ancora una volta, ha arricchito la sua bacheca di incontri con l’evento volto alla celebrazione del quarantennale del presidente Moro.
L’evento si inserisce nella rassegna dedicata a “Sguardi contemporanei”, incontri sulla storia contemporanea, organizzati dal circolo culturale ARCI  Ferro 3 di Scafati, presentato da Alfonso Annunziata presidente ANPI – Sezione Bernardino Fienga di Scafati.
L’incontro è stato impreziosito dall’intervento dell’onorevole Gero Grassi, politico giornalista e scrittore pugliese, fautore della proposta di legge sull’istituzione della commissione d’inchiesta parlamentare sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro.
L’intervento di Grassi ha posto in luce misteri e incongruenze mai risolte e che continuano a girare intorno alla tragica vicenda di via Caetani a Roma. Quarant’anni di ombre che ruotano intorno ad alte cariche istituzionali le quali, nel corso dei decenni, hanno taciuto o addirittura contribuito a quella che tutt’oggi resta una grave piaga per la storia dello Stato italiano. Dal rilevante contributo di Grassi è emerso che alla base del rapimento e l’uccisione di Aldo Moro non v’è potuto esserci soltanto la mano spietata delle Brigate Rosse, ma l’apporto di insospettabili vertici di Forze armate, politiche e giurisdizionali.
Troppi, quindi, i nodi non ancora sciolti così come troppi erano gli interessi incidenti sul rapimento di Moro che l’on. Grassi ha minuziosamente argomentato alla platea presente in Biblioteca, citando fonti provenienti da interrogazioni in commissione d’inchiesta, materiale epistolare e giornalistico. Non è un compito facile quello di Grassi che si ritrova il più delle volte ad operare in un clima di discordanza e disarmonia rispetto a chi, invece, sostiene che del caso Moro si sa praticamente già tutto e null’altro occorre svelare; quasi come se la verità fosse un prodotto confezionato da distribuire ai cittadini.  E’il caso, per esempio, del Procuratore della Repubblica di Torino Pietro Spataro il quale il più delle volte si è mostrato scettico e per nulla convinto delle versioni emerse dalle indagini portate avanti dal politico pugliese.Eppure sono tanti gli elementi che non combaciano con la verità processuale emersa nel corso degli anni. Basti pensare che di recente i Carabinieri del RIS hanno riconosciuto, analizzando una fotografia della “scena del crimine” di Via Fani, un boss della ‘ndrangheta, Antonio Nirta. Quest’ultimo, a detta di Grassi, non era solo, aveva un autorevole complice sul quale i RIS stanno effettuando i dovuti accertamenti. Le BR, ha spiegato Grassi, hanno avuto rapporti consolidati con mafia, camorra, ‘ndrangheta, banda della Magliana, ma anche pezzi deviati dello Stato, purtroppo, hanno avuto queste frequentazioni.
L’intervento di Grassi ha sottolineato, altresì, il necessario sforzo che la collettività deve muovere affinché si continui a parlare dei lati oscuri del caso Moro perché è da questi che si giungerà alla verità.  Grassi ha più volte rimarcato l’importanza di introdurre i racconti di queste vicende, forse ancora troppo scomode, nelle aule delle scuole. Ciò rappresenta, infatti, un passaggio decisivo per il futuro delle giovani generazioni che hanno bisogno di essere consapevoli del passato che ha attraversato il loro Paese, in modo da guardare al loro presente e al loro domani con gli occhi di chi non si è fatto ingannare da verità imposte.
Il ruolo decisivo rappresentato dai giovani è un motivo che sfiora più volte i discorsi di Grassi, il quale conclude con un monito chiarissimo, «Attenzione ai giovani perché hanno le nostre colpe e i loro meriti, ma senza i giovani non c’è speranza, non c’è futuro, non c’è Paese. Vorrei capire con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà dopo se ci fosse luce, sarebbe bellissimo».

L’on. Grassi, ha risposto ad alcune delle nostre domande.

Quanto è rilevante per la nostra società, ma anche per la nostra politica, fare luce sul triste epilogo del Presidente Moro?
La verità sulla vicenda Moro rappresenta la verità sulla storia d’Italia. Senza verità non c’è futuro.

Ancora oggi, tv, cinema e giornali ne parlano timidamente. Secondo lei questo atteggiamento è sintomatico di una volontà di celare alcune dinamiche sottese al caso Moro?
Per anni Moro, anche da morto, è stato pericoloso nel senso che era meglio stare lontano. Oggi, dopo i lavori della Commissione Moro-2 ed il mio tour Moroteo che ha toccato 600 comuni, la situazione è fortemente migliorata.

La visione politico-sociale di Moro che lei ha lucidamente spiegato durante l’incontro ha senz’altro i contorni di un pensiero ancora molto attuale. Oltre a questa sua attualità è ancora un pensiero scomodo?
Il pensiero di Moro non è scomodo, ma l’animo di molti sì.

L’attuale situazione di incertezza della politica italiana rimarca l’assenza di un protagonista politico del calibro di Moro?
Moro diceva che questo è il tempo che ci è dato vivere.

Come ha avvertito le reazioni del mondo politico circa il suo impegno nella Commissione di inchiesta sul caso Moro? Si aspettava maggiore supporto?
Sapevo che avrei avuto difficoltà e loro non immaginavano che avrei lavorato per venti ore al giorno. 

Faceva giustamente notare durante il suo intervento che l’esigenza di raccontare la storia di Moro dovrebbe essere più marcata nei confronti dei giovani, che rappresentano il futuro del nostro paese. Quale ruolo, a riguardo, deve avere la scuola?
Ho girato tantissime scuole. Affrontare la vicenda Moro vuol dire guardare al futuro e ai giovani fa bene.

Quanto pesa per il futuro del Paese conoscere la verità del caso Moro, ma anche di altre vicende legate alla storia degli italiani?
Tantissimo. Sciascia sosteneva che fino a quando l’Italia non fa i conti con la vicenda Moro, non avendo l’anima in pace, non avrà futuro. L’omicidio di Moro e della sua scorta non riguarda le famiglie delle vittime, ma il Paese intero.

A cura di Annalisa Giordano

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