Agro nocerino: dalle radici al suo sviluppo

In biblioteca si discute della storia e dell’evoluzione dell’Agro nocerino-sarnese

Cosa si prova quando si parla o si sente parlare delle proprie radici?
Quanta consapevolezza e quanta coscienza si ha della storia, del vissuto e del futuro del proprio territorio?

In un’aula di biblioteca, raccolta e luminosa, circondati da armadi a vetri, interrotti da alte finestre coperte da veneziane bianche, un paio di scaffali di traverso al centro della stanza, tra mura che ormai racchiudono e custodiscono pagine e pagine di storia, letteratura, scienza e arte.
Odore di libri, di carta, letteratura greca, latina, italiana, francese, inglese, tedesca, spagnola, tra titoli noti e altri di nicchia. È qui che si sono intrecciati racconti di esperti che hanno illustrato il passato della nostra terra, approfondendo l’aspetto culturale, archeologico, achitettonico ed economico della valle del Sarno.
Conoscere, capire e valorizzare il patrimonio dell’Agro nocerino-sarnese.
Questo è stato l’interesse che l’evento “Storia ed evoluzione dell’Agro” ha voluto suscitare, giovedì 17 maggio presso la Biblioteca Comunale “Francesco Morlicchio” di Scafati, in collaborazione con la neonata associazione “Memento”. Il seminario si inserisce nel progetto “Raccontare Scafati”, giunto alla quindicesima edizione, iniziativa, questa, dedicata ad un argomento che non e mai stato prima valorizzato: l’Agro nocerino-sarnese.
Il vasto territorio agro-nocerino, che comprende e attraversa Scafati, è conosciuto ai più come zona ricca di risorse agricole e fortemente operosa nell’ambito dell’industria conserviera, stante la risaputa fertilità dei suoi terreni. Tuttavia, in pochi sanno del suo altrettanto massiccio patrimonio storico e culturale.
La superficie complessiva di questa terra è di 158,1 kmq e conta circa 285.000 abitanti, comprendendo ben 12 Comuni della provincia di Salerno. Questa è bagnata dalle acque del fiume Sarno per circa 24 km di lunghezza, sfociando poi  nel golfo di Napoli. La sua particolare e favorevole conformazione morfologica ha permesso alle diverse civiltà susseguitesi nei secoli di insediarsi rapidamente e stabilmente nelle terre dell’attuale agro nocerino-sarnese, come è stato descritto dalla dott.ssa Ida Auletta, che ha tracciato un excursus storico-archeologico, illustrando le varie epoche della Valle del Sarno a partire dal XV a.C.
Si è detta soddisfatta la dott.ssa Maria Benevento, direttrice della Biblioteca, «L’iniziativa Raccontare Scafati è nata grazie alla collaborazione con il dott. Angelo Pesce, storico della città, – che ringrazio – perché se non avessimo tutto ciò che è stato scritto, ricercato e donato alla biblioteca gli studiosi e gli studenti non avrebbero la pienezza della storia del proprio territorio. La sezione di storia locale della biblioteca serve proprio a questo, a raccogliere e rendere partecipi tutti delle radici e di tutto quello che è il territorio di Scafati. Oltre alla promozione della lettura la biblioteca è anche un luogo d’incontro e confronto come quello di stasera. Difatti, è frequentata quotidianamente da tanti studenti e in uno dei pomeriggio di studio ho incontrato Nicholas Longo, presidente dell’associazione di promozione sociale Memento che mi propose quest’iniziativa da me subito sposata, soprattutto per i nomi autorevoli che avrebbero potuto approfondire l’argomento.»
La divulgazione della storia del proprio territorio risulta essere un passaggio fondamentale per i giovani che devono essere stimolati alla conoscenza delle radici storico-culturali che riguardano la propria città e il territorio circostante.


Della stessa idea è stato anche il Presidente dell’associazione, Nicholas Longo, il quale ha voluto sottolineare l’importanza della condivisione della conoscenza tra i giovani, «La biblioteca di Scafati è una realtà viva e pulsante in una città oggettivamente in difficoltà. Questa è la prima iniziativa pubblica dell’associazione, nata a febbraio, che si propone lo scopo di essere parte attiva nella promozione e nella tutela del patrimonio ambientale, sociale e culturale del territorio campano. La finalità precipua per cui si è qui oggi è la conoscenza, necessaria, affinché il territorio si possa tutelare al meglio. Tutto questo è importante che sia condiviso soprattutto con i giovani, affinché prendano coscienza del territorio in cui vivono, perciò si è deciso di collaborare con il liceo Renato Caccioppoli, coinvolgendolo in quest’iniziativa storico-culturale. E’sembrato importante iniziare proprio con un seminario sull’Agro, in particolare sulla storia, la bellezza e l’arte affinché non siano confinate nella mente di pochi, ma possano essere respiro per tutti gli abitanti di questo popolo».
Tra gli interventi quello di Redenta Formisano, scrittrice ed insegnante, che ha dato lettura a “Maurilia”, straordinario testo tratto dal romanzo “Le città invisibili” di Italo Calvino, il quale tratta dei rapporti sussistenti tra la ricostruzione della storia del passato “che non deve significare nostalgico rimpianto, malinconia sdolcinata, ma solo consapevolezza di conoscere e studiare la propria storia”. La scrittrice, parla del rapporto tra la città, la campagna e il paesaggio con la letteratura spiegando, come scriveva Charles Baudelaire, che lo scrittore non è che un flâneur, un uomo curioso che passeggia senza ordine. «Intervenire come scrittrice in una materia così complessa e tecnica – spiega – è un’opera abbastanza ardua. Lo scrittore ha la capacità di vedere e viaggiare nel tempo, di immaginare e sconvolgere spazio e tempo, inventando particolari cronotopi, connessioni spazio-temporali che fanno si che spazio e tempo divengano anche metafora e allegoria».
Dunque, come per Leopardi è Recanati, per noi è l’Agro, in cui esistono loci amoeni, ossia quei luoghi idealizzati e piacevoli che per Redenta Formisano sono racchiusi nello stesso Agro, terra in cui ambienta e fa vivere personaggi, suoni, scorci e paesaggi, tutti minuziosamente descritti nel suo libro “Il silenzio dei telai”, dove narra della storia dei cotonifici a Scafati.
Tutti questi segni della storia, molto probabilmente, non si inseriscono bene nella forma urbana della Valle del Sarno che si è ormai dispersa in un agglomerato urbano tra capannoni industriali, edilizia residenziale, campagna ed infrastrutture che rendono impossibile definirne i limiti della città contemporanea.
L’incontro ha sicuramente suscitato interesse e curiosità tra presenti, ma occorre chiedersi se tutto questo possa essere sufficiente affinché si conservi e valorizzi il patrimonio storico e culturale del territorio.
Qualche perplessità potrebbe sorgere se, all’impegno dei cittadini, non segue anche quello delle istituzioni.

A cura di Annalisa Giordano

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