Tra colori e parole, alla scoperta dell’arte di Orsola Supino

L’artista scafatese ci illustra la sua passione per una forma d’arte poliedrica

Se dovessimo descrivere l’arte di Orsola Supino faremmo riferimento a due elementi chiave: le parole e il colore. Due fattori che si snodano nel percorso artistico della performer e poetessa contemporanea scafatese. La Supino, infatti, fa delle parole e dei colori i migliori strumenti espressivi della sua grande sensibilità, attraverso i quali ci conduce per mano nello spaccato più intimo della sua anima, al fine di farci scorgere l’infinito che si nasconde in ciascun essere umano. Ciò sembra rappresentare il leitmotiv di molte sue opere, sia letterarie che pittoriche.
Abile artista autodidatta, la Supino organizza e partecipa a mostre semipersonali e collettive tra le ultime, insieme ad altri artisti dell’agro-nocerino, la rassegna di arte contemporanea “Resurrexit”, per celebrare la resurrezione dopo la tragedia della frana che ha interessato la comunità sarnese nel ’98.  L’evento è stato inaugurato il 29 aprile presso la chiesa del suggestivo borgo medievale San Matteo di Sarno, negli spazi adiacenti alla Collegiata di San Matteo Apostolo e per l’occasione gli artisti hanno donato le loro opere al fine di costituire nella medesima struttura una pinacoteca parrocchiale. Durante il finissage della rassegna, domenica 27 maggio, la Supino ha parlato del suo libro “Estemporanee di emozioni”, presentato dalla giornalista Viridiana Myriam Salerno, con gli interventi del poeta e artista Lorenzo Basile e il poeta Nicola Esposito.
Il testo è composto da una raccolta di cinquanta poesie che tendono alla ricerca di bellezza e armonia nella realtà circostante. Cinque sono i capitoli attraverso i cui si snoda l’opera così come cinque sono i colori che predominano: rosso, verde, nero, blu, giallo. Colori che hanno tutti un autonomo significato da ricercare nella passione e nella creatività; la costanza e la perseveranza; il candore e l’immensità.
L’artista scafatese pone al centro della sua arte le domande che affliggono più spesso l’essere umano, sempre intriso di turbamenti e dilemmi da risolvere e lo fa attraverso un linguaggio sensibile, leggero ma immediato. E’ anche per questo che “Estemporanee di emozioni” viene definito un mix di emozioni tra loro contrastanti, in un’altalena di attimi splendidi e malinconici allo stesso tempo. Questo scenario lo scorgiamo in quei versi che si dedicano all’infinità del mare;  desideri dedicati a chi si vuole bene e alle persone che non ci sono più, in una vita fatta di petali diversi fra loro che al contempo sono simbolo di purezza e bellezza.
La Supino, inoltre, è molto attiva nel sociale e presta la propria opera da volontaria nell’associazione “Nasi rossi – clown therapy”.
Tali esperienze, unitamente all’impegno nella letteratura e nell’arte, fanno di Orsola S. un’autrice poliedrica e ricca di contenuti da comunicare.

Orsola, raccontaci un po’ di te, di come ti sei avvicinata all’arte.
Sono Orsola Supino, ho 36 anni e vivo a Scafati. Sono laureata in Scienze dei Beni Culturali e faccio il mestiere più bello, la mamma di due bimbi. Dipingo da quando ero piccola. È stata mia madre che mi ha insegnato le basi e mi ha trasmesso questa passione, però devo dire che è stata l’Università a darmi la possibilità di studiare le tecniche e poi da sola le ho applicate nel tempo, formando un mio modo di vivere l’arte. Ho creato un gruppo di artisti universitari con un’associazione studentesca “Sui-generis” con la quale organizzavo mostre artistiche. Tuttora organizzo eventi artistici e partecipo a collettive pittoriche sul territorio. Mi definisco pittrice estemporanea e body painting artist.

L’oggetto ricorrente nelle tue opere pittoriche e poetiche è per lo più la donna…
Nei miei lavori pittorici c’è un po’ tutto. Dalla pura rappresentazione di un paesaggio immaginario al disegno geometrico. La figura della donna, ho cercato di interpretarla dopo la perdita di mia madre. È stato un periodo che mi ha cambiata profondamente e volevo trovare la forza di superare quel dolore. Ed è stato quel periodo che ha fatto nascere “me stessa” come donna. E anche nelle poesie c’è tanto della forza che solo una donna può avere. Sono mamma e moglie e mi ritrovo in quegli  sguardi anche se astratti e particolarmente cromatici.

Uno degli elementi fondamentali dei tuoi dipinti sono i colori, che importanza gli conferisci?
Vero. Molta importanza. Attraverso il colore nasce la figura. È stato il mio particolare studio che mi ha fatto sempre osare nel colore anche se mi mantengo per lo più su toni opachi e non accesi. Sono sempre in cerca di nuovi colori. Ne invento  alcuni sfumati, a pennellate grosse e poi fine. Trovando nuovi slanci anche verso un’espressione più forte del colore.

In questo momento storico, cosa significa rivestire il duplice ruolo di pittrice e poetessa?
Grazie per questa definizione. Mi ritengo, non una poetessa, ma un’elaboratrice di pensieri poetici. Arte e poesia penso che siano correlate. L’una non può stare senza l’altra, almeno per me. Ho sempre creato delle brevi frasi poetiche che accostavo ai miei elaborati pittorici. È sempre stato un mio modo di spiegare con poche parole quello che provavo nel dipingere in quel momento. Le emozioni che nascevano dalla tela. 

Tenendo presente la tua produzione artistica, quali sono i generi e i modi espressivi che preferisci, a cui ti sei ispirata? In particolare c’è un punto di riferimento nell’arte italiana?
Non posso dire di avere un genere pittorico preferito. A dire il vero sono come un po’ Picasso nei suoi “periodi”. Ho passato il mio periodo astratto di Vasilij Kandinskij al polimaterico di Prampolini a quello figurativo di Gustav Klimt al paesaggistico post impressionista di Vincent Van Gogh. No, non ho nessuna ispirazione di arte italiana.Vengo ispirata per lo più da quello che sento. Per me la musica è una fonte di ispirazione indispensabile. Metto le mie cuffiette e viaggio con la mente è così che nascono i miei lavori pittorici

Come rapporti la realtà che vivi alla poesia?
La poesia nella realtà che viviamo è un po’ bistrattata dalla frenetica visione del mondo che appare ogni giorno ai nostri occhi. È difficile rapportarla se la si vuole vedere come una discutibile lettura di qualcosa “di antico”. Nel mio piccolo i miei pensieri poetici sono come momenti emozionali  nei quali un po’ tutti si possono ritrovare. Rilassando la mente e il cuore e lasciare la speranza di momenti più gioiosi.

A quale opera, in particolare, ti senti più legata?
Forse è “ Futura” proprio perché c’è tutta la mia rinascita. La figura della donna è protesa in avanti il viso è rivolto verso il futuro, proprio per questo l’ho intitolata così.

“Estemporanee di emozioni” è il titolo del tuo nuovo lavoro. In cosa ritrovi estemporaneità nella tua poesia?
Ho intitolato così il mio libro perché  realizzo i miei lavori anche in estemporanea. Cioè al momento, senza un pensiero prefissato, ciò che davvero mi suggerisce la mia fantasia in quel determinato istante. Un po’ mi succede anche con la poesia. Mi faccio seguire semplicemente dall’emozioni e dalle mie sensazioni.

Qual è stato il periodo della tua vita in cui hai scoperto o capito di scrivere?
Come nella pittura anche nella scrittura mi sono avvicinata molto giovane. Segnavo tutti i miei pensieri in un quaderno, erano pensieri di bimba, teneri e pieni di fantasia. Pian pianosi sono trasformati in parole mature ricche di concreta ma genuina verità, alternati a visioni fantastiche e suggestive anche ricche di mistero.

Spesso scrivere rappresenta una vera e propria esigenza dell’anima per aprire le porte del proprio intimo e “scandagliare” l’abisso delle verità e dei sentimenti….
Sì, proprio è quello che mi è successo, lo scrivere mi è stato terapeutico. Mi ha fatto fare un viaggio interiore dentro la mia anima. Mi ha fatto confrontare con tutte le mie emozioni. E’ stata fondamentale la scrittura per me, è attraverso di essa che sono riuscita a canalizzare tutti i miei sentimenti, non è stato facile ma spero di esserci riuscita.

La realtà territoriale, specie quella scafatese, ha un ruolo nella produzione della tua poetica?
C’è tutto in quello che scrivo, ma se ti devo dire che ho scritto della mia città no, non l’ho fatto. Forse dovrei ma preferisco allontanarmi con la testa  dai problemi che viviamo ogni giorno. E ce ne sono tanti di problemi. Ma non stiamo parlando di politica giusto? Io e la politica due mondi separati. Non perché volessi nascondermi dietro a un dito e non fare niente. Anzi a mio modo sto facendo qualcosa di importante. Sono un clown dottore da settembre, non te l’ho detto, essere un clown sociale mi ha cambiata tanto, soprattutto perché vivo con mano le problematiche della vita, e anche se regalo sorrisi, è tanto ciò che ricevo durante i miei servizi in ospedale, nei reparti di oncologia pediatrica a Nocera Inferiore principalmente. E non ti nascondo che molti clown della mia associazione “Nasi Rossi clownterapy” sono artisti è perché le emozioni che viviamo possono prendere vita attraverso i colori e le forme che usiamo.

Ci sono già iniziative e/o nuovi progetti all’orizzonte?
Nuove iniziative? Vorrei organizzare un evento artistico nella mia città, ma mi sa che ci vorrà un po’ di tempo. Progetti futuri? Chissà qualche altro libro magari un romanzo, o un altro libro di poesie e racconti. So di certo che queste passioni non le abbandonerò mai e né loro abbandoneranno me.

A cura di Annalisa Giordano

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