Il giornale scolastico del Liceo Caccioppoli spiegato dal suo Direttore

Da tre anni ormai il giornale scolastico del Liceo Caccioppoli di Scafati, “The Pennyroyal Tea”, sta portando a casa successi su successi, crescendo giorno dopo giorno in maniera esponenziale. La redazione è composta da ragazzi intraprendenti, con la passione per la scrittura e la necessità di denunciare situazioni poco favorevoli e segnalare eventi protesi allo sviluppo sociale. Alla direzione della testata c’è lo studente Alfonso Iuri Romano, che ci ha raccontato le origini del giornale.

Presentati.
Mi chiamo Alfonso Romano e quest’anno mi accingo a terminare il percorso liceale. Sono stato tante cose in adolescenza e cercherò di esserne altrettante anche in età adulta. Un mese fa avrei potuto dirti che ero rappresentante, direttore del giornale, coordinatore dell’UDS (Unione degli Studenti), però quello era l’Alfonso adolescente, in questo momento siamo nella fase degli esami e Alfonso sta cercando di crescere e maturare.

Uno dei progetti che si è distinto maggiormente al Liceo negli ultimi anni è stato quello del giornale. Ci racconti com’è nato e qual è il suo scopo?
Il progetto del giornale nasce tre anni fa, come parte di un progetto più grande che era l’aula autogestita. Un progetto che cercava di mettere sullo stesso piano professori e alunni durante attività pomeridiane, volte a rendere la scuola un po’ meno soffocante. In tutto questo si configura quello che è il giornale, nato veramente per caso perché la prima responsabile a un certo punto si tirò indietro. A questo punto Alfonso Maria Romano parlò con uno dei rappresentanti del momento, spiegando loro quanta voglia ci fosse di costruire qualcosa. Ci siamo incontrati per la prima volta l’8 Marzo 2015 e abbiamo iniziato un giornale che potesse effettivamente dare qualcosa ai liceali.

Il progetto radio è nato più o meno in concomitanza con quello del giornale, però è partito più tardi. In cosa consiste?
Una volta che il giornale si era assestato, dopo il primo anno, si sono susseguite numerose novità. La prima fu il sito web del giornale e la seconda, la radio, nata da un’idea mia e di Alfonso e grazie a un ragazzo che per tutto l’anno ci è stato vicino, Bernardo Acanfora. Siamo riusciti a creare un sito e a fare le dirette radio nel laboratorio di informatica. È iniziato tutto in maniera estemporanea, non eravamo preparati tecnicamente, semplicemente ci siamo messi in gioco. La cosa che più mi ha reso felice è che la radio è diventata il momento in cui il Pennyroyal riusciva ad interfacciarsi realmente con gli altri ragazzi. Nei giorni delle dirette venivano tantissimi ragazzi a trovarci, ed è questa la cosa che mi ha reso davvero orgoglioso. La radio ci ha permesso di avvicinarci tantissimo agli studenti.

La tua esperienza in entrambi i progetti come la definiresti?
Con il Pennyroyal io ci sono nato e ci sono cresciuto, e quando dico che ci sono nato è perché ero una persona completamente diversa prima di far parte della redazione. Avevo qualcosa per la testa, ma non sapevo cosa, non sapevo dove mi volesse portare e non sapevo quale fosse effettivamente la strada giusta per portare quello che avevo dentro. Il giornale mi ha dato un modo per capirmi e per estromettermi. È stata un’esperienza segnante per il mio percorso liceale e al momento della preparazione dell’esame in arrivo mi ha in un certo senso paralizzato. Le cose finiscono. Quando si cresce, bisogna tener conto che esiste anche una fine, di cui tutti ti raccontano, ma che in età adolescenziale ancora non capisci. Questa fine ha colorato in modo diverso la mia esperienza, non ero più quella persona che sperimentava, ero diventato il direttore. Allora il mio rapporto con il giornale è cambiato. Non in meglio o in peggio, semplicemente è mutato.

Quanto ti ha segnato l’esperienza di direttore al quinto anno?
Sono diventato direttore ufficialmente alla fine del quarto anno, ma ho sempre avuto al mio fianco Alfonso Maria. Quando mi sono ritrovato ad essere io il “papà” al quinto anno, sono stato felice, però mi sono sentito un po’ geloso di quella che era la mia creatura. Fare il direttore al quinto anno significava effettivamente entrare in un rapporto intensissimo con la testata: il tuo giornale sei tu e tu sei il giornale. Questo è il presente, ma il futuro? Il futuro sei tu che te ne vai e devi trovare un modo per continuare a scrivere, proprio come scrivevi al Pennyroyal, continuando a essere sempre te stesso. Ho quindi vissuto il mio quinto anno diviso tra il presente e l’inevitabile. L’esperienza è stata fantastica, sono stato accompagnato da persone veramente fantastiche che mi hanno dato tanto speranza.

Quante persone hanno creduto alla nascita del Pennyroyal?
Eravamo tredici ragazzi e due professori. E ci credevamo soltanto noi all’inizio. 

Comunque il Pennyroyal, pur non avendo avuto un appoggio durante la sua nascita, ha avuto successo negli anni. Quali?
I successi che individuo sono tre, uno per anno. Negli ultimi due anni i momenti più alti sono stati quelli di “Manocalzati”. Durante il primo anno nacque una diatriba su una virgola fuori posto e io fui così contento quando molti ragazzi vennero da me a protestare, perché significava che il giornale stava crescendo all’interno del liceo. Al secondo anno ci fu una questione derivante i Menecmi che fu messa in scena da dei ragazzi del classico, la recensione fatta da un nostro giornalista venne criticata e io rimasi molto contento delle risposte che l’articolo ricevette. Io feci una nota direttoriale cercando di rispondere a tutte le critiche e fu molto bello confrontarsi. Quest’anno invece a Manocalzati è stato bellissimo, una volta ricevuto il terzo premio, ho fatto un discorso che reputo il più bello della mia vita. Sono sceso dal palco e ho parlato ai miei pari di quanto sia importante essere informatori. Ho provato a far capire loro che tutto questo si fa con amore, ho messo su banco tutta quella che è la redazione. 

Il Pennyroyal ha acquisito un certo spessore anche grazie agli argomenti trattati. Quali ritieni siano stati quelli più importanti?
Nei primi due anni il giornale ha parlato della scuola in maniera analitica ed è stato il fattore che maggiormente ci ha fatto avvicinare alla comunità scolastica. Quest’anno siamo usciti fuori dalla scuola e abbiamo parlato di temi quotidiani. Diritti di genere, sfruttamento legato al sistema camorristico, antifascismo. Siamo partiti da semplici fatti, cercando di andare in fondo alla questione. E io ne sono fiero.

Voglio lasciarti uno spazio, voglio darti la possibilità di parlare alla tua redazione.
È un giornale che nei prossimi anni è destinato a crescere in maniera esponenziale, perché ha talmente tanta forza alla base che il palazzo si fa da sé. Siate propensi a recepire quello che il Pennyroyal ha da dire, lo dico anche alla popolazione scafatese, perché si raggiungerà ben presto un momento in cui ci sarà bisogno di essere pronti a un cambiamento. Il Pennyroyal deve essere molto sensibile a questo. Quello che non ho mai fatto è una dedica. La prima va alla mia vicedirettrice, Sara D’Anna, perché tante volte ha saputo prendermi per le orecchie e io ho creduto tanto in lei per il futuro del giornale. Quando si lascia casa, si ha sempre il timore di lasciarla a persone che non sapranno rispettarla e di questo avevo tanta paura, ma lei incarna il Pennyroyal. The Pennyroyal Tea è il titolo che rappresenta questa voglia pop di cambiare, indie. Questa voglia tutta nostra, diversa. Quando vidi la sua maglietta dei Nirvana e dissi “Pennyroyal Tea”, capii che era lei quella persona che avrebbe trasformato in realtà i miei sogni. La seconda dedica va alla persona che me li ha dati questi sogni, le dedicherò un riga perché io ne scriverò così tante. Questa persona ha preso un ragazzo pieno di problemi, pieno di domande e non gli ha dato le risposte. Gli ha dato gli strumenti. Ci vuole la sensibilità, è questo lo strumento. È attraverso la sensibilità che si cresce, che si crea. Attraverso la sensibilità è nato il Pennyroyal. Se dovessi descrivere il giornale in due parole: sensibili indie. 

E questo è il Pennyroyal. Una storia un po’ lunga, ma bellissima, a dimostrazione che i giovani hanno ancora tanta voglia, di riuscire e cambiare. The Pennyroyal Tea è cambiamento ed è un tassello, fonte di vanto per la nostra Scafati.

A cura di Mariapia Nappi

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