Domenico Pedone: un masaniello alla presidenza del “Comitato a difesa del Sarno”

Scafatese “di sangue”, cresciuto nella città borbonica, Domenico Pedone ha deciso di investire il proprio tempo nella terra che lo ha visto nascere. Lui, il suo paese, non lo ricorda così.  Durante la sua infanzia ha “conosciuto” una Scafati florida, con un fiume Sarno limpido, dei cittadini fieri del proprio territorio e con un forte senso di appartenenza. Ora Scafati non la riconosce, anzi non vuole riconoscerla, “Lo scafatese è un cittadino disilluso: dalle Istituzioni, dalla sua stessa gente, dalla politica che negli anni si è alternata al timone della città”. La sua missione per il tentativo di risoluzione di alcuni problemi del paese nasce la scorsa estate, dopo mesi di meditazione. Inquinamento, rete fognaria, riqualificazione degli spazi pubblici sono i capitoli di  una storia tristemente nota, ma Domenico, Presidente del “Comitato a difesa del Sarno” che scherzosamente ama definirsi quasi come un “masaniello”,  ritiene che il corso della storia va mutato per lasciare una migliore eredità ai propri figli.

“Comitato a difesa del Sarno” e manifestazione del 14 agosto 2017, tutto ha inizio da lì, ma il racconto prosegue, cosa vi è stato dopo?
Il “Comitato a difesa del Sarno” nasce il 14 agosto 2017, in occasione di una manifestazione in piazza, organizzata da un gruppo di cittadini attivisti. In quel giorno il prefetto Maffei è venuto a Scafati per incontrare la triade commissariale e discutere del problema sicurezza, causato dagli episodi delle bombe-carta. Il nostro intento, quel giorno, era di attirare l’attenzione. Sono anni che il problema del fiume Sarno è trascurato, ma sta lì, il fiume è lì, i suoi affluenti sono lì, in estate il cattivo odore è lì, ma le Istituzioni e la stessa cittadinanza vi convivono. La nostra manifestazione in Piazza Vittorio Veneto doveva colpire, soprattutto in vista della presenza di numerose forze dell’ordine. L’idea è stata appunto la creazione di un comitato permanente che si occupasse del problema dell’inquinamento del fiume e dei suoi canali. Va sottolineato che molto spesso si ritiene che questa questione interessi solo Scafati, ma non è affatto così. Il fiume, come ben sappiamo, attraversa tutto l’Agro e non solo. Agli attivisti che sono scesi in piazza quel giorno dissi che la manifestazione avrebbe avuto un seguito, che il problema dovesse far “rumore”. Dopo il 14 agosto e la nascita del comitato, associazioni e comitati di altre città, tra cui Nocera Inferiore, si sono avvicinati a noi e da una sinergia di opinioni e di intenti è nata la “Rete del Sarno” organo che raccoglie gli attivisti di associazioni e comitati dei ventitré paesi del bacino del Sarno. 

“Rete a difesa del Sarno”, finalmente la consapevolezza che il fardello Sarno è di tutti, ma nessuno se ne prende cura?
Il punto è proprio questo, per anni si è rimasti ciechi dinanzi all’avanzare del disagio, ma è stata la politica collusa a volerlo principalmente. La cittadinanza si è abituata al sistema ed oramai la semplice tutela di un diritto viene meno, quando realmente le Istituzioni e i politici di turno agiscono, sembra quasi che ci facciano un piacere! Dico questo per far comprendere la tristissima forma mentis in cui siamo caduti. Lo scorso 29 ottobre abbiamo dato una prova della nostra forza: contemporaneamente nelle piazze di tutti e ventitré paesi del bacino aderenti alla rete vi è stata una manifestazione sul problema dell’inquinamento del Sarno. È stata la prova della sinergia e della solidarietà che i paesi sofferenti stanno mettendo in campo. Il 15 dicembre abbiamo protocollato una petizione indirizzata sia al Presidente della Regione Campania che al Presidente del Consiglio Regionale, affinché concentrino la loro attenzione su tutti i problemi connessi al fiume Sarno. Purtroppo Scafati ha anche altri problemi quali i rifiuti, la villa comunale ed è inoltre una città oramai “spenta”. Lo scafatese non frequenta più Scafati, non vi passeggia, non la vive. Tutto ciò è molto grave. 

La rete fognaria, altro problema, altra storia su cui le istituzioni sono state spesso disattente, il suo Comitato è interessato anche a questa problematica.
Certamente. A Scafati, sappiamo bene, la rete fognaria non adempie la sua funzione e ciò è dimostrato dal fatto che in giornate di pioggia particolarmente intense, in due ore circa, la città è totalmente allagata. Nel 1992 il Trattato di Maastricht impose all’Italia di adeguare la sua rete fognaria e di collegarla ai depuratori. Ciò è avvenuto solo in parte se si considera che a fine anni ’90 circa 180 comuni italiani non fossero ancora dotati di un adeguato sistema di smistamento e depuramento delle acque. L’Italia è stata fortemente sanzionata. L’Europa ha finanziato con 217 milioni di euro il Grande Progetto Sarno che riguarda l’intero bacino, ma a conti fatti oggi il problema dello scolo e dello smistamento acque persiste perché il progetto non è stato realizzato completamente. Sono previste vasche di laminazione a Scafati e la creazione di una seconda foce del Sarno a Rovigliano, ma i cittadini si oppongono e non è difficile capire perché: a causa dell’inquinamento del Sarno che renderebbe le vasche fogne a cielo aperto e la spiaggia di Rovigliano maggiormente invivibile. Come ben si nota tutto parte da lì. 

La “decadenza” di Scafati, a lei fa molto male questa battuta d’arresto della sua città…
Ho già sottolineato come Scafati non sia più quella di prima. Anche la stessa villa comunale che è un bene prezioso, se si considera che è stato il parco di un edificio storico, è mal sfruttata. Ricordo bene la mia infanzia a correre nel parco con i coetanei. Tempi felici e lontani. Ma il mio Comitato punta anche a questo: umilmente cercheremo di “attrarre” di nuovo lo scafatese nella sua terra, presto scoprirete in che modo.

Domenico Pedone come “masaniello”, innamorato della sua terra.
Da quando sono Presidente del Comitato e mi impegno civicamente sono stati numerosi coloro che mi hanno chiesto “Perché lo fai?”, forse talvolta si è anche pensato che magari abbia interessi politici ed economici. Ma sono frottole. Sono semplicemente legato alla mia terra e voglio che il corso della storia scafatese non si consideri già scritto: è opportuno lasciare una città diversa in “eredità” ai nostri figli e nipoti.

A cura di Ilaria Cotarella

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