Famiglia, una risorsa per il futuro

Sabato 23 giugno 2018 alle ore 19, in una chiesa gremita, un incontro tra persone, un incontro sulla famiglia per combattere la cultura dell’individualismo. Oggi si sta preferendo l’individuo alla persona. Una persona è tale perché capace di relazione nella complementarietà. Il primo luogo dove ci si educa alla complementarietà è appunto la famiglia.
Non una catechesi sul matrimonio, non un incontro contro qualcuno, ma un momento per  contemplare la bellezza della famiglia naturale, quella formata da una mamma e da un papà. Ripartire dalla famiglia per essere risorsa a livello civico, sociale e politico.  

All’iniziativa, organizzata dalla parrocchia “Santa Maria delle Vergini”, hanno aderito diverse associazioni laiche, cattoliche e liberi cittadini. Presente anche Monsignor Rinaldi, Vescovo emerito della Diocesi di Acerra. L’incontro si è svolto in chiesa, perché per noi credenti è una DOMUS, una casa dove si celebra un momento di gioia, si celebra quando c’è un momento di dolore, di sofferenza e dove ci si incontra tra noi e si incontra Dio. In una casa sempre aperta anche quando costantemente si viene a chiedere il pane. Non un luogo chiuso, ma un luogo aperto dove c’è la possibilità di crescere come famiglia. 

L’Amore è ingannevole quando si esaurisce in un “secondo me” che rende lecita e buona ogni cosa. Non basta sentirsi motivati dall’amore… per amare!
“Amare” richiede infatti l’umiltà (cioè il non-narcisismo!) di riconoscere una “verità” che ci è data, una struttura oggettiva di fondo dell’umano che non viene posta da me o da te, da questa o quella autorità, da questa o quella moda del momento. È in quest’ottica che la nostra Repubblica “riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” (Costituzione Italiana, art. 29).

È parte di questa “umile” verità ammettere che per ogni figlio è “più bello” avere un “papà” e una “mamma”, carne della sua carne, ed esserne amato. E che spetti innanzitutto ai suoi genitori il compito di educarlo nell’amore, come la nostra Costituzione recita all’art. 30: “È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli”.
Uno stato che gradualmente si allontani dal riconoscimento dei diritti naturali, in nome di un orientamento sempre più culturale e ideologico, non perde via via la sua identità di “stato di diritto”, divenendo di volta in volta espressione del “potere di una maggioranza”?
E sono noti a tutti gli orrori di cui maggioranze abilmente e occultamente manovrate hanno cosparso la storia.
La maggioranza potrà definire ciò che è legale e ciò che non lo è. Ma non potrà mai stabilire ciò che giusto e ciò che ingiusto, il che non appartiene al parere dei più numerosi ma è un dato che si dimostra da sé, scritto nell’essenza stessa delle cose. La giustizia, il bene, la verità, la bellezza non si decidono a tavolino: sono già a fondamento del reale. Semplicemente si scoprono e si contemplano.
Uno Stato non può imporre autoritariamente dei valori dall’alto, perché i valori non si costruiscono a suon di leggi. I valori pre-esistono alle leggi: queste, semmai, li difendono. Ma senza un fondamento oggettivo e senza l’umile prudenza di ancorarsi a ciò che si dimostra da solo, lo Stato diventa un “tiranno”, la cultura diventa la “legge del più forte” e l’educazione un “indottrinamento”.

All’incontro è intervenuto Mario Adinolfi, in veste di scrittore e giornalista impegnato sul tema. Mario Adinolfi è una voce e noi siamo liberi di poter ascoltare e di poter affermare idee e pensieri che non sono accettati da tutti.
Ma c’è la libertà di poter esprimere la propria opinione: la verità dell’amore nuziale di una donna e di un uomo (“una sola carne”) che abbracciano il loro bambino e lo sentono “carne propria”, perché sanno che non ci sono di mezzo gameti o uteri estranei.          

A cura di Pasquale Magro

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