Mi spiace, ma l’amore vince sempre

In centinaia in Piazzetta Sansone per combattere le disparità

Qualche anno fa, ad un evento pubblico, ricordo di aver esclamato in pieno viso ad un concittadino, dopo alcune sue scandalose ed offensive dichiarazioni, “Temere l’omosessualità è come temere il sole in estate. Lei ha paura del sole? O, come tutti, va al mare ad abbronzarsi?”.
Ho ripensato a quel momento, qualche giorno fa, in Piazzetta Sansone, all’interno dei Quartieri Vetrai all’evento “Pina si sposa con Gina”, organizzato da numerosi attivisti scafatesi e campani, e dall’armonia di Associazioni e circoli culturali, quali il Ferro 3, l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), Arcigay, AGedO (Associazione Genitori di Omosessuali), l’UDS (Unione degli Studenti) e la Croce Rossa Italiana.
Sono stata invitata ad un matrimonio, sabato 23 giugno, un matrimonio simbolico e meraviglioso, quello che celebra semplicemente l’amore. Raffaella Casciello e Donatella Savino, attiviste scafatesi, donne risolute ed audaci, impegnate in politica così come nel sociale, hanno pronunciato il loro allegorico sì di fronte ad una piazza gremita e ad un Sindaco, Valeria Impagliazzo, attrice di professione e cosciente concittadina, la quale, avvolta da una fascia tricolore, ha ricordato alla platea le leggi dello Stato in materia di unioni civili. E mentre all’interno della Chiesa Madre della città di Scafati, Santa Maria delle Vergini, nella Casa del Signore, dell’Amore, altri discutevano di discriminazione e sessismo, alla presenza di un personaggio politico dalla contraddittoria condotta morale, in Piazzetta, invece, ci si abbracciava con coraggio, con la sola forza delle idee, per affermare il diritto all’amore, alla famiglia, contro le disparità, a prescindere dall’orientamento sessuale.

«L’Unione Civile è il termine con cui nell’ordinamento italiano si indica l’istituto giuridico di diritto pubblico, simile ma non uguale al matrimonio, comportaente il riconoscimento giuridico della coppia formata da persone dello stesso sesso, finalizzato a stabilirne diritti e doveri reciproci. Tale istituto estende alle coppie omosessuali gran parte dei diritti e dei doveri previsti per il matrimonio, incidendo sullo stato civile della persona. L’istituto, in vigore dal 5 giugno 2016, è stato introdotto dall’art 1, commi 1-35, della Legge 20 maggio 2016, n. 76, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il 21 maggio 2016 e denominata “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”».

Ed è con la “Legge Cirinnà” che Dario Patti, attivista, musicista e membro essenziale della realtà scafatese del Ferro 3, ha introdotto l’evento a gran voce, «Nelle nostre attività c’è anche questo: riconoscere dov’è presente un problema di identità. I dati sono davvero allarmanti, le persone che scappano da Scafati, lo fanno anche, e forse soprattutto, per trovare una propria identità – ha spiegato di fronte alla piazza attenta – e noi abbiamo il compito ed il dovere di dare possibilità e voce a chi si nasconde. È nostra responsabilità cominciare a lottare. Far emergere il mondo LGBT, abituare l’occhio per educare la mente significa rispondere a quello sta succedendo alle nostre spalle, abituarci ad agire all’esterno come stiamo facendo ora».

La mia penna oggi grida, tra la quiete e la bramosia di parole che gli detta la mia anima sempre più assetata di giustizia e d’uguaglianza. Non voleva essere una provocazione, l’evento in Piazzetta Sansone, ma una risposta alla crudeltà. A chi gioca al più cattivo, a chi si diverte ad istigare odio ed intolleranza, ignorando che il diverso non è fonte di paura. Non potrà mai essere fonte di terrore.


«Questo evento mi ci voleva e sono felice di essere qui oggi, perché ho trascorso la mattinata a guardare video e a leggere dichiarazioni del signor Mario Adinolfi. Ciò che dice è scandaloso, raccapricciante, è disgustoso – ha dichiarato con voce tremula una rappresentante di AGedO, mamma di una ragazza che ha soltanto deciso di vivere la propria vita, seguendo il proprio cuore – io sono arrabbiata, oltre che ferita come genitore, perché sembra che questo signore stia torturando tutto quello che siamo riusciti ad ottenere in merito alle Unioni Civili. L’amore è un sentimento così grande e solo una persona piccola non può comprenderlo. Ciò che mi rattrista è che da quella Chiesa usciranno una marea di persone arrabbiate ed incattivite dalle sue parole» ha continuato fortemente prostrata, ma con gli occhi di chi ha ancora voglia di lottare. Per sua figlia, per tutti.

Harvey Milk, politico statunitense, militante del movimento di liberazione omosessuale, primo componente delle istituzioni apertamente gay, disse una volta, “Se non ti mobiliti per difendere i diritti di qualcuno che in quel momento ne è privato, quando poi intaccheranno i tuoi, nessuno si muoverà per te. E ti ritroverai solo”. Ed è per questo che l’appello è diretto all’intera cittadinanza italiana, non soltanto al vastissimo movimento LGBT.

«Dentro le pieghe di questo inferno, dentro il clima xenofobo che ci attanaglia, è ancora possibile un’affermazione di diritti e noi lo stiamo facendo bene, nel migliore dei modi, ascoltandoci e raccontandoci – ha concluso Raffaella Casciello, accompagnata dal suo caratteristico dinamismo, misto a coraggiosa impudenza – la risposta più bella che possiamo dare è la bellezza di questa piazza, di cui dobbiamo essere orgogliosi. La nostra non è una provocazione, ma una presa di parola dei tanti che in questo Paese, e nella nostra città, non hanno voce e non sono rappresentati. Vogliamo solidarietà per coloro che sono considerati una ruota di scorta dalla nostra società. Volete parlare di famiglia? Bene, parlate di servizi, perché nel nostro Paese, ad esempio, c’è un problema gigantesco relativo agli asili nido. E come può fare una donna ad essere madre e lavoratrice? Ma loro sono bravi, spostano l’attenzione su altro. Oggi per fare la guerra alla povertà si fa la guerra contro i poveri, contro i migranti, contro i rom, contro chi è diverso. Chi sarà il prossimo? Noi chiediamo dignità per tutti coloro che decidono di interpretare la propria identità liberamente».
Dignità.
L’ideale sarebbe essere capaci di amare una donna o un uomo, indifferentemente, un essere umano, senza provare paura, limiti, od obblighi, perché sono convinta che gli oppositori alle unioni civili siano semplicemente dalla parte sbagliata della Storia. Gli interessi della civiltà non vengono serviti spingendo un amore tra adulti nella clandestinità.
E in attesa del “Pompei Pride”, che si svolgerà nella città cattolica per eccellenza, sabato 30 Giugno, a partire dalle ore 15, io vorrei che si guardasse al mondo sempre con gli occhi di un bambino ed il cuore grande di una mamma e che ognuno si sentisse libero di baciare la propria persona in strada, seduti su una panchina o in riva al mare. Che i crudeli potessero dialogare con la propria coscienza, perdonarsi e redimersi. Si sta così bene qua fuori, anche se spesso è tanto difficile, allora mi auguro che ogni essere umano possa lasciare il proprio covo, sentirsi libero. Uscire qui fuori, insieme a noi. All’aperto.
L’amore è semplicemente amore, e mi spiace, ma vince sempre.

A cura di Benedetta Ferrara

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