Quale famiglia?

Sapevo bene che i nostri articoli relativi agli eventi tenutisi presso la Chiesa Madre e quello, in contemporanea, in piazzetta Sansone avrebbero suscitato un vespaio. Era proprio quello che ci voleva. A cosa serve uno strumento di comunicazione che non “comunica nulla”, che non scuote le coscienze, nell’uno o nell’altro senso? In riunione di redazione mi sono state presentate le intenzioni da parte di Pasquale Magro e di Benedetta Ferrara di volersi occupare delle due serate a favore della famiglia, da intendersi, come nel suo significato etimologico, “comunità umana che convive sotto lo stesso tetto”.

Dunque, sabato 23 giugno, mentre in Chiesa si teneva un monologo sulla famiglia cristiana e sui suoi valori, in piazzetta Sansone una manifestazione a favore del nuovo concetto di famiglia era in pieno  svolgimento. Sì, perché nel tempo, il concetto di famiglia è stato sempre diverso in relazione alla cultura dominante. Ancora oggi, nel mondo, esistono famiglie molto diverse tra loro, in merito alle “posizioni relative” tra i loro stessi componenti. Si pensi alle famiglie dove è “normale” la poligamia. Si pensi alle famiglie, anche se pochissime, dove è “normale” la poliandria. Si pensi alle famiglie dove la donna vale poco più di uno straccio. Quelle che dobbiamo accogliere ed integrare. Un sabato sera molto movimentato. Dove due fazioni, “fortemente ideologizzate”, lanciavano il loro credo. I loro dogmi. Perché una sola? Non siamo in un Paese democratico e libero? Dai due pulpiti, gli uni contro gli altri, si sostenevano le ragioni dell’una e dell’altra visione di “comunità umana”.

Nel tempio teneva il discorso Mario Adinolfi, un cattolico, giornalista e scrittore, noto per le sue posizioni pro-famiglia tradizionale. Peccato che la sua, è una famiglia composta, scomposta e ri-composta, con una donna diversa, in una delle Wedding Chapels di Las Vegas. Insomma non proprio in regola con se stesso e con la tradizione! Ne ha tutto il diritto, ovviamente. Ci mancherebbe! Il dato di fatto è che sarebbe stato il meno credibile per sostenere le tesi che vedono le tematiche relative al concetto di famiglia così come la tradizione cristiana insegna. Ciascuno ha il diritto di esprimere le proprie opinioni e la propria fede, diventando tanto più autorevole quanto coerente tra le opinioni espresse e la sua posizione personale, in relazione alle stesse tematiche che difende o sostiene. Noi non chiameremmo mai Vittorio Sgarbi a tenere una lezione sul bon ton. Ora, colui che l’ha invitato sarà stato incauto o consapevole? È segno dei tempi il fatto che “un ex del PD” sia stato interpellato a tenere la sua arringa in un luogo che in altri tempi, appunto, l’avrebbe visto come oppositore. La Chiesa non è più Chiesa oppure il  PD non è più PD?

In piazzetta Sansone, a sostegno del concetto di “nuova famiglia” , si univano, allegoricamente e secondo il codice civile vigente, due donne. Una legge dello stato, di recente approvazione, riconosce le famiglie di fatto. Nessuno può dettare a nessun altro le modalità dell’amore. L’amore è prendersi cura di un nostro simile sacrificando a lui o a lei il nostro tempo, il nostro impegno, il nostro essere. Possiamo gioire delle sue gioie. Possiamo soffrire per le sue sofferenze. Possiamo curare le sue ferite. Possiamo inebriare il suo spirito. Senza il ricorso a niente altro che l’amore che si prova per lui o per lei. Altra cosa è definire, erroneamente a mio avviso, una unione tra due persone dello stesso sesso, come matrimonio.  Il matrimonio è un Sacramento prima ancora che un Istituto Giuridico. Le polemiche innescate dalle due contrapposte visioni rappresentano il sale del vivere civile. Nessuno può avere torto nessuno può avere ragione. Si tratta di libertà che attengono alla coscienza di ciascuno. Per la stessa ragione la nostra testata giornalistica ospita gli articoli, dalle posizioni diametralmente opposte, di due “penne” eccellenti.

La mia posizione personale mi pone nel rispetto profondo delle due professioni di pensiero.
Non è necessario essere favorevoli ad una delle visioni.
È necessario, invece, non essere contrari a nessuna delle due. Senza denigrare chi volesse condurre un’esistenza diversa in piena consapevolezza e senza far danno a nessuno. Quanto alle legittime rivendicazioni delle proprie preferenze in tema di rapporti tra le persone, direi che non necessariamente le chiassose e pacchiane manifestazioni dei gay pride possano, come dire, giocare a favore dell’obiettivo che si propongono. Banalizzano e mettono in ridicolo una condizione umana normalissima per la quale l’orgoglio non c’entra in nessun modo. Gli eterosessuali non sono, o non dovrebbero essere, orgogliosi della loro condizione. Sarei felicissimo di partecipare ad un Gay Pride se i manifestanti sfilassero in giacca e cravatta oppure, semplicemente in jeans e t-shirt. Se è normale, perché non presentarsi normalmente?

A cura di Antonio Matrone

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