Adriano Falanga: giornalista, occhio instancabile su Scafati

Giornalista stimato e penna fertile, incontro Adriano Falanga all’interno del cineteatro “Don Bosco” in Piazza Vittorio Veneto. Mi sorride, mi racconta di sentirsi a casa, lui che è nato e cresciuto a Scafati, i suoi bisnonni ed i suoi nonni, infatti, erano originari proprio di quella stessa strada dove mi stringe la mano per salutarmi, in via Chiesa Madre.
Sono ormai otto anni che Adriano, coniugando fatti ed opinioni, racconta la nostra seviziata città con occhio instancabile. Una sentinella perennemente all’erta.
La sua è una cultura profondamente comunista, mi spiega. Il nonno, fiero Partigiano durante la Seconda Guerra Mondiale, in quel secolo buio che ci ha preceduti, il papà, tesserato al fu Partito Comunista, lo zio, Francesco Berritto, era invece conosciuto come “Ciccio l’Unità”, perché consegnava le copie dello storico quotidiano agli scafatesi del tempo.
Avverto timore nelle sue parole, per una città tormentata a cui ha consegnato la sua professione di giornalista, ma speranza, per una classe di cittadini ed attivisti di cui potersi fidare. “Ha così tante potenzialità questa città”, mi ripete spesso, quasi come fosse un intercalare. Ci crede davvero. E lui continuerà a raccontare la sua città, quella Scafati bipolare e ancora bambina, con la stessa mente critica e la stessa intrepida carta, pur sempre in bianco e nero.

Ti ritroviamo tutti i giorni su carta stampata a parlare di Scafati. Come comincia il tuo percorso giornalistico?
Ho cominciato otto anni fa con “Cronache del Salernitano”, ma mi sono sempre sentito giornalista, ho sempre voluto scrivere, fin dalle elementari. Ero l’unico bambino in classe che non sbagliava mai nulla nel dettato, la mia era già una vera e propria passione. Dopo il diploma non ho potuto intraprendere il percorso universitario, perché ho cominciato subito a lavorare presso l’azienda di famiglia. Una cosa buffa che ricordo è che fino al diploma, ho sempre scritto solo in “brutta copia”, perché col passaggio alla “bella”, cambiavo totalmente il mio elaborato per inserire nuove idee. I miei insegnanti era terrorizzati e mi autorizzavano a fidarmi della mia prima stesura. Oggi vale lo stesso per il giornalismo, sono molto autonomo e scrivo i miei articoli in pausa pranzo. Al momento lavoro per il quotidiano “Metropolis”, anche se io sono nato con la comunicazione politica. Ero uno dei ghostwriter per Gianfranco Fini, quando era Presidente della Camera. Scrivevo per testate nazionali, facevo opinione principalmente. Fu proprio allora che mi chiamò Tommaso D’Angelo per scrivere su “Cronache del Salernitano”. Da quel momento sono diventato testimone della città di Scafati. 

Testimone della città di Scafati, ma oggi gli scafatesi chiedono idee, non più opinioni.
Idee sì, ma nessuno oggi ha le idee chiare. Io ho una visione oggettiva della situazione scafatese, perché conosco i fatti e ne scrivo tutti i giorni. Scafati è in un momento critico, anche se ha tante potenzialità, ma manca la voglia probabilmente. Nella nostra città c’è una forte contrapposizione politica, lo si nota da eventi come quelli del 23 giugno scorso: una fetta di scafatesi manifestava in piazzetta Sansone, un’altra parte invece era in Chiesa “Santa Maria delle Vergini” per Mario Adinolfi. Sono schieramenti che ci trasciniamo dall’ultima amministrazione. Sui social, infatti, non mi sembra di leggere di scafatesi con idee differenti, quanto piuttosto di uno stadio gremito di tifosi. A me, invece, non sono mai piaciute le etichette.

Ci si scontra continuamente, come affermi, ma intanto a Scafati i servizi sono sempre a rischio ed i debiti ancora spaventosi.
Certo, l’anno prossimo ci saranno le Elezioni Amministrative e diventare Sindaco nella nostra città, in questo momento storico, sarà come aver comprato una casa con una ipoteca non pagata, e dover fare un ulteriore mutuo. Chi ce la farà nel 2019, non avrà fondi per fare nulla. Ecco perché continuo a ripetere di diffidare da chi oggi fa promesse, non potrà di certo mantenerle. La commissione straordinaria, guidata dal prefetto Giorgio Manari, ha approvato il rendiconto 2017: la gestione amministrativa presenta i conti in ordine, a pesare resta però il disavanzo di amministrazione certificato nel 2016, in un anno calato di 1,2 milioni, scendendo a 31,7 milioni. La spesa dai 25 milioni del 2016 scende ai 16,7 nel 2017. Tagli che compromettono la qualità dei servizi resi alla città. Bisognerà cercare soluzioni alternative, non potendo contare sulle entrate di bilancio. Ripartire da zero sarà difficile e sulle spalle si avranno i vincoli di spesa legati al piano di riequilibrio decennale.

Altro disastroso problema in città è quello relativo alla raccolta differenziata.
Assolutamente sì. Abbiamo una raccolta differenziata al 48%, tendente al ribasso, soprattutto perché oltre la metà degli scafatesi non paga la TARI, la tassi sui rifiuti, indi per cui non si riesce a pagare la discarica. L’intero ciclo della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti deve dipendere solo ed esclusivamente dagli introiti della Tari. Nel 2017 risulta che sia stata pagata all’incirca dalla metà dei cittadini, cinque milioni di euro in meno. Ormai sembra vigere una profonda anarchia, sia con i rifiuti, ma anche politicamente.

Adriano Falanga

Non c’è cultura civica, ecco cosa sembra agli occhi di tanti.
Assolutamente, né cultura civica, né rispetto dei beni comuni. Vedo i bambini in Villa Comunale saltare sulle altalene, mentre i genitori restano in silenzio, quasi compiaciuti, come se quell’altalena non fosse di loro proprietà, ma semplicemente oggetto da distruggere. Prima di ogni cosa bisogna trovare soggetti sani per le Elezioni del 2019, protagonisti della città che hanno voglia di investire.

Parli di investimenti. Come è già successo in Comuni limitrofi, come Angri o Pompei.
Sì, proprio Pompei, ad esempio, ha subìto diversi anni di declino, a causa della nascita del centro commerciale “La Cartiera”, eppure si è ripresa meravigliosamente. Così come Torre Annunziata, piena di locali, di vita notturna, un posto quasi d’élite. Allo stesso modo la riqualificazione del centro storico di Angri non è frutto di fondi pubblici, bensì di iniziative private. Mi auguro che la stessa cosa possa presto avvenire per i nostri quartieri Vetrai. Intanto a Scafati, decine di migliaia di fondi pubblici sono state utilizzate per asfaltare le strade, ma cosa abbiamo lasciato ai cittadini? Assolutamente nulla, e con i lavori della rete fognaria quelle stesse strade sono già tutte distrutte.

Adriano Falanga ha intenzione di candidarsi alle prossime amministrative?
Me lo chiedono in tanti, ma non ho intenzione di candidarmi. Non l’ho fatto nel 2013, quando pochi mesi prima ero stato candidato alla Camera, e non lo farò neanche l’anno prossimo. Io sono giornalista, ed essere consigliere comunale non mi darebbe niente, forse potrebbe togliermi qualcosa. Praticando il giornalismo, invece, ho uno spirito libero, posso essere più da “pungolo”, e non voglio etichettarmi. Oggi alcuni mi danno del fascista, non conoscendo la mia storia. Mio padre aveva una tessera del Partito Comunista del 1954, quando aveva solo quattordici anni ed io la conservo ancora. Mio zio, Francesco Berritto, è conosciuto come “Ciccio l’Unità”, perché distribuiva le copie del quotidiano agli scafatesi. All’epoca c’era l’esigenza di essere comunisti, si lavorava quattordici ore al giorno, senza alcun diritto, con un salario quasi nullo. Oggi, invece, ci siamo fossilizzati sui diritti civili, che invece dovrebbero essere battaglie bipartisan. I temi etici sono temi che appartengono alla persona. Ci vorrebbe libertà di culto e voto segreto.

In veste di cittadino, hai sostenuto l’ultimo progetto “SOS Salviamo la Villa”. Hai scritto, poi, un articolo per “Metropolis”, presentando ai lettori quello che hai chiamato il “partito degli attivisti”, cittadini che agiscono per il bene comune. “Tra questi potrebbe esserci il prossimo candidato a Sindaco”, hai scritto.
Bisogna partire dal contesto: nella nostra città, il gruppo Facebook “Sei di Scafati se…” si è trasformato in una sorta di agorà, un luogo in cui ci si confronta, che è sempre un bene, ma non si fa informazione, non c’è approfondimento. Io, personalmente, ho da sempre sostenuto qualsiasi tipo di associazione nata con lo scopo di dare nuova vita a Scafati, anche se mi rendo conto che i protagonisti sono sempre gli stessi, dall’ultimo “SOS Salviamo la Villa”, fino al “Comitato a difesa del Sarno”, “Laboratorio Vitrare” e via dicendo. Ben venga, però, se tra loro ci sia qualcuno con legittime ambizioni politiche, perché finalmente ci sarà chi prima agisce per il bene comune e poi si candida. E sarei felice nello scoprire che tra questi attivisti possa esserci un futuro candidato a Sindaco, perché parliamo di cittadini che s’impegnano instancabilmente per la città, e per me la politica è proprio questo. C’è bisogno prima di tutto di coscienza.

A cura di Benedetta Ferrara

Foto di Alessandra Scarpa

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