La torre longobarda di Scafati: tra significati storici e futuri

Il senso di una torre di difesa che rappresenta molto più di uno stemma cittadino

Se oggi dovessimo prenderci cura della nostra città, Scafati, tutelarla dal malaffare, difenderla da chi intende deturparla, preservarla dai pericoli che l’uomo e la natura possono provocare, cosa saremmo disposti a fare?
Di certo oggi non potremmo parlare di milizie pronte all’attacco per proteggere il nostro territorio, né di ronde notturne assetate di giustizia fai da te. Oggi dovremmo parlare di impegno civile, di partecipazione sociale, di educazione al rispetto delle diversità e dei valori su cui la nostra città si ispira o dovrebbe ispirarsi. C’è stato un tempo, invece, molto lontano, parliamo del Medioevo, in cui la difesa della città era molto più pratica e improntata su specifici criteri urbanistici ed architettonici, atti a proteggere la città da tutte le insidie esterne e non solo.

Uno degli esempi più evidenti è quello delle torri di difesa, esistenti già nel mondo mesopotamico, greco e romano, come punti di osservazione strategici in corrispondenza dei tracciati di mura e fortificazioni. In questo flusso di testimonianze storiche anche l’agro-nocerino ha avuto una rilevante voce in capitolo in tema di torri militari. Basti pensare al castello di Sarno, edificato sul Saretto in modo da dominare e controllare agevolmente l’intera Valle. Questa, conta diverse torri difensive le quali, nel corso della storia, sono state rimodellate per adeguarsi alle nuove tecniche di guerra. Altro esempio lo scorgiamo a Castel San Giorgio dove il castello, eretto sulla montagna pietrosa (Montecastello) che ne accoglie i ruderi, è circondato da tre cinte murarie scandite da torrette quadrangolari d’epoca normanna. L’elenco sarebbe piuttosto ampio, ma oggi ci concentriamo sulla torre di difesa della città di Scafati, la quale vanta, all’interno del suo stemma comunale, proprio l’immagine di una torre.
La ragione è da ricercare nelle fonti storiche. La città anticamente era considerabile un piccolo borgo che si sviluppava intorno a una torre costruita sulla riva del fiume Sarno dai longobardi. La Torre Merlata, eretta nel IX secolo laddove oggi sorge la Casa Comunale “Palazzo Mayer” in riva al fiume, fu abbattuta nei primi anni del 1800 ed era, per gran parte della sua storia, funzionale alla protezione della città dalle incursioni saracene. Queste ultime erano particolarmente frequenti: oltre ad essere depredata delle ricchezze e masserie, la gente che cadeva prigioniera era avviata verso la schiavitù. Per scongiurare questo pericolo ci si posizionava sempre in vedetta in quanto occorreva dare tempestivamente l’allarme alla popolazione sparsa nei campi. Di sovente si davano segnali di fumo durante il giorno e di fuoco durante la notte, affinché si potessero dare segnali alle altre torri presenti sul territorio.
La posizione della città di Scafati, che è più prossima al mare, permetteva di avere una visuale più chiara rispetto alle torri situate a Sarno e identificare in modo più efficace eventuali incursioni provenienti dalle vie marine. La funzione di protezione, a cui era destinata da sempre la torre, si esaurì.

Infatti, divenne una cellula del sistema strategico imperiale e, a volte, dimora del guardiano del castello. Nel periodo angioino la Torre, invece, mutò la destinazione del suo utilizzo, più precisamente le fonti storiche parlano di castrum o rocca fortificata in cui trovavano dimora anche i funzionari di passaggio nelle terre scafatesi. Durante la dominazione angioina e aragonese, la Torre era uno dei punti militare da attaccare in quanto la sua possibile demolizione riduceva le difese e consentiva un più agevole tentativo di conquista. Con l’avvento della monarchia spagnola perse l’importanza strategica che le era nota e rimase accanto al ponte come espressione dell’antica architettura militare.
“Bisogna conoscere il passato per capire il presente e orientare il futuro”, tuonava Tucidide. Ed è per questo che il senso di protezione e difesa di una città acquista oggi un significato diverso, ma altrettanto rilevante rispetto al passato. Il presente scafatese conosce incursioni saracene differenti, sono quelle degli speculatori, degli arrivisti, di coloro che insidiano il bene comune e umiliano la collettività, non garantendo alle generazioni future il diritto a sentirsi liberi e felici nella propria terra.
Ed è per questo che la nostra torre di difesa deve essere eretta con le coscienze dei cittadini, quelli giovani soprattutto; i mattoni che la ergono sono quelli di un risveglio culturale e sociale che deve essere finalizzato alla difesa di questa terra dalle nubi di futuri incerti e poco luminosi. Altrimenti la Torre Merlata può valere solo da sterile e obliata immagine di uno stemma cittadino.

A cura di Annalisa Giordano

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