Danilo Ravnic, Presidente di “Danze Italia” e scafatese da tempo, è “Miglior Influencer nel mondo della danza 2018”

È Presidente dell’Associazione “Danze Italia” e da luglio 2018 anche “Miglior Influencer nel mondo della danza”. Danilo Ravnic, trentatrenne pompeiano, residente da tempo a Scafati, sta raccogliendo i frutti dei numerosi sacrifici fatti sin da bambino.
Figlio d’arte si definisce perché “ho avuto la fortuna di crescere nella scuola di danza dei miei genitori”, comincia a ballare per gioco come partner delle bimbe frequentanti le lezioni dei familiari. Ancora ragazzino si innamora della “break dance” passeggiando per le strade di Napoli, disciplina che diventerà il suo stile di vita. Collaborazione dopo collaborazione la sua fama cresce ed oggi è coreografo e ballerino. Diffonde la giusta cultura della danza ed è per la par condicio tra uomini e donne, “Chiunque può ballare, basta sapere trasmettere le proprie emozioni”.

La danza, un mondo “elitario”, per poche persone. Quando e come comincia la passione di Danilo?
Non sono d’accordo con questa considerazione. La danza non è assolutamente per pochi. Il mondo del “balletto classico” sì, principalmente femminile, ma in generale destinato a chi è dotato fisicamente perché appunto predisposto maggiormente. In generale però posso dire che tutti possono danzare, ciò che conta è la passione con cui lo si fa. È importante lasciare un ricordo positivo, un’emozione intensa. I cantanti hanno la voce per esprimersi, noi ballerini il corpo, non importa se tu sia obeso, magro, anoressico, ciò che conta è che al termine della tua esibizione il pubblico si alzi ed applauda. Vuol dire che sei arrivato al loro cuore ed hanno ricevuto emozioni positive. Io sono “figlio d’arte” perché i miei genitori erano titolari di una scuola di danza, anche i miei fratelli mi hanno ben indirizzato, ma mi sono avvicinato alla danza in maniera molto naturale e spontanea, senza imposizioni. Era il 1992 quando ho cominciato a danzare, sognavo di fare il Carabiniere in realtà, ma ho poi intrapreso tutt’altro. Sono cresciuto ballando tra le bimbe durante le prove, ho continuato poi a ballare in compagnia di amici che frequentavano la scuola dei miei.

Danza e donne, si è sempre detto che il ballo fosse destinato al mondo femminile. Nel corso della tua carriera quante volte hai riscontrato questo pregiudizio?
Posso dire mai. Sono cresciuto in un ambiente versatile, in cui tranquillamente gli uomini danzavano. Forse in giro si dice che la danza sia destinata solo alle donne, ma nel corso della mia strada professionale posso dire che sono sempre stato sostenuto anche dai miei amici, uomini ovviamente, mai deriso o additato. Anzi, quando vincevo qualche gara, portando a casa coppe o titoli diversi, mi elogiavano, stimavano e apprezzavano per i sacrifici fatti. Del resto la danza è un’arte nobile e va compresa come tale: tutti coloro che si avvicinano a questa disciplina vanno incoraggiati e supportati e non bisogna mai lasciare spazio all’imbarazzo o alla vergogna.

Descrivici brevemente il tuo percorso professionale. Quando hai cominciato ad affermarti?
Ho cominciato provando i balli di coppia e caraibici nella scuola dei miei genitori. Nel 1994 partecipo al primo campionato. Tra i 12 e i 13 anni scopro la “break dance”: rimango incantato da questi movimenti acrobatici inscenati da un gruppo di ragazzi in strada a Napoli, precisamente dinanzi ad un ufficio postale. Decisi anche io di seguire quei ragazzi, ma sempre cercando di non trascurare gli studi, perché penso che comunque, a prescindere da ciò che tu decida di fare nella vita, l’istruzione e la formazione culturale siano fondamentali. Le prime collaborazioni sono arrivate dopo qualche anno, sono stato contattato da sponsor, coreografi conosciuti in Italia e anche cantanti noti. La “break dance” mi ha dato tanto e continua a darmi tantissimo. Girare per l’Italia ha fatto sì che io venissi conosciuto: ho preso parte a manifestazioni come “Danza in fiera”, in cui sono stato sia ospite che docente. Mi sono anche avvicinato al mondo dell’associazionismo: mi sono lanciato nell’organizzazione di eventi come stage e corsi di formazione. Di lì a poco sono entrato in “Danze Italia” di cui ora sono Presidente. Oggi siamo noti in tutta la penisola per i concorsi, gli stage, gli eventi estivi, i campi di danza. Ci seguono in migliaia ed ospitiamo artisti e coreografi molto conosciuti in Italia.

Coreografo, ballerino e Presidente di “Danze Italia”, quali e quanti sacrifici dietro questa scalata?
Tanti, soprattutto per non pesare sulle spalle dei miei genitori. Ho fatto diversi lavori per pagarmi studi e lezioni di danza, anche se ho cominciato a lavorare come ballerino già all’età di 19 anni. Il sacrificio vi è stato anche dal punto di vista morale: in tanti hanno cercato di scoraggiarmi, di convincermi che stessi sbagliando strada e di forza devi averne tanta per proseguire senza lasciarti fermare dai dubbi. Lo dico sempre agli allievi: non ascoltate nessuno, seguite sempre la strada indicata dal vostro cuore.

Miglior Influencer nel mondo della danza”, cosa rappresenta per te questo titolo?
Partendo dal presupposto che mai avrei atteso questo titolo quest’anno, ma sono pieno di gioia. La mia felicità deriva soprattutto dal pubblico: dinanzi a migliaia di persone che ti seguono, l’entusiasmo cresce. Ciò che più apprezzo sono i bambini, quelli che si avvicinano al mondo della danza e che in maniera tenera mi chiedono cosa ho fatto per diventare un bravo ballerino, dinanzi a loro non ho parole da spendere. Cosa significa essere “influenti” oggi? Credo che sia sufficiente che la gente ti ascolti e ti ami, a me basta questo.

Danilo ha progetti futuri? Cosa ti riserverà ancora la danza?
Ho tante idee in cantiere: prossimamente sarò opinionista in alcuni programmi Mediaset. Mi vedrete nelle vesti di giurato in uno show di danza. Io non mi fermo, non penso di essere arrivato, anzi lotto ogni giorno per raggiungere mete più alte, ma soprattutto per rimanere dove sono e preservare tutto ciò che sino ad ora ho faticosamente costruito.

A cura di Ilaria Cotarella

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