La Madonna delle Vergini e i festeggiamenti

Scontro tra scafatesi veri e miscredenti non scafatesi

Facebook è un luogo meraviglioso, uno zoo a cielo aperto dove è possibile trovare qualsiasi specie di animale, anche quelli che non ti aspetti, anche quelli che pensi si siano estinti tempo fa. Già, perché altrimenti non si spiegherebbe come abbiano fatto l’ignoranza e l’odio gratuito a sopravvivere a glaciazioni, guerre, epidemie e intellettuali.
La questione che ha tenuto banco nell’ultima settimana a Scafati, e all’interno della sua trasposizione telematica, è di certo quella sui festeggiamenti della Madonna delle Vergini.
Tale scontro si ripresenta ogni anno e i due schieramenti si affrontano sull’argomento in modo sempre più aspro, sempre più estremo, senza la possibilità e la volontà di venirsi incontro e di risolvere in parte il problema. Il punto cardine su cui ruota l’intera questione è l’utilizzo dei fuochi d’artificio per festeggiare il passaggio della Madonna tra le strade della città, ad ogni ora del giorno e per vari giorni di seguito. Da un lato ci sono coloro che ritengono eccessivo e fastidioso l’uso dei fuochi d’artificio, li chiameremo miscredenti non scafatesi, e dall’altro coloro che difendono a spada tratta la tradizione e il diritto a festeggiare la Madonna delle Vergini, li chiameremo scafatesi veri. Inutile dire che lo scontro è impari e che le motivazioni degli scafatesi veri sono molte di più e molto più giuste di quelle dei miscredenti non scafatesi. Già il fatto che questi ultimi siano miscredenti non scafatesi non dovrebbe dare loro il diritto di parlare di cose che non gli riguardano!

Scafati è degli scafatesi! Se non sei nato a Scafati, se non sei credente, se non rispetti le tradizioni, allora puoi benissimo andare fuori città durante i festeggiamenti: meglio pochi, ma buoni!”

Peccato che questo discorso io lo abbia sentito anche riportato in altri ambiti:

“Se non vai a vedere la Scafatese allo stadio, non sei scafatese!”
“Se non vai al Palamangano a tifare Givova Basket, non sei scafatese!”
“Se non ti interessi di politica, non sei scafatese!”
“Se non protesti per l’ospedale, non sei scafatese!”
“Se non fai la manifestazione per il fiume Sarno, non sei scafatese!”

Se volessimo prendere per vere tutte queste cose, se volessimo dar conto a tutte queste prese di posizione e incrociarle tra loro, allora nessuno è uno scafatese vero.
Sparare i fuochi è una tradizione, le tradizioni vanno rispettate”.
Sono d’accordo. Le tradizioni sono l’anima di un popolo, vanno portate avanti, vanno difese e vanno tramandate. Nessuno vuole distruggere una tradizione, nessuno dice di non festeggiare la Madonna o di non sparare i fuochi d’artificio. Bisogna, però, capire anche che alcune cose debbano essere limate e adattate al contesto sociale che negli anni inesorabilmente cambia. Arroccarsi dietro al termine tradizione è sbagliatissimo. Ci sono tradizioni che negli anni sono scomparse perché non più adatte ai tempi, alla società o perché considerate eccessive. Qui non si chiede di abolire una festa, ma di evitare di sparare fuochi alle sette e mezza di mattina e a notte inoltrata. Non credo che si manchi di rispetto alla tradizione, se anziché sparare alle sette e mezza di domenica mattina, si cominciasse alle otto e mezza e si finisse a mezzanotte. La realtà è che spesso si mischia sacro e profano, sembra quasi che le persone siano maggiormente interessate a sparare più fuochi d’artificio degli altri quartieri, per dimostrare chissà cosa a chissà chi. Di certo non alla Madonna.

“Se non sei credente non puoi capire”.
Forse è vero. Forse i miscredenti non scafatesi non possono capire la devozione nei confronti della Madonna delle Vergini. Se vogliamo metterla sulla religione, però, mi vengono in mente varie domande. Cos’ha di religioso l’utilizzo dei fuochi d’artificio per i festeggiamenti? Il punto è uno: nessuno vuole vietare niente e non si tratta di credere o meno nella figura della Madonna, semplicemente si chiede che vengano rispettati orari che per legge impongono il silenzio. Perché, almeno in teoria, Scafati si trova in Italia e l’Italia è, sempre in teoria, uno stato laico. Quindi, se un concerto entro mezzanotte deve terminare perché disturba la quiete pubblica, lo stesso deve valere per i festeggiamenti della Madonna. Niente più, niente meno.

“Ci sono problemi più gravi dei botti e della festa, perché non pensate alle cose serie?”
Per ogni questione, per ogni problema, viene sempre tirata in ballo questa frase. Sempre. Il senso di questa frase racchiude l’essenza dell’italiano medio e fa capire chiaramente perché ci troviamo in un contesto politico e sociale disagiato. Non è spostando l’attenzione a problemi più grossi che le cose migliorano. Sembra quasi che questa frase venga usata per giustificare e per fare accettare qualsiasi cosa. Non funziona così. Non è che se io rubo il portafoglio a qualcuno in tribunale posso difendermi dicendo, “Suvvia, signor giudice, ho solo rubato un portafoglio! C’è gente che ruba miliardi! C’è gente che uccide! Ci sono i terroristi! Ci sono le guerre! Pensate a risolvere prima questo! Semmai ci riuscite, allora potrete incriminarmi”. Le cose funzionano esattamente nel modo opposto: bisogna cominciare dalle piccole cose per poter arrivare a risolvere problemi più grandi. Se nemmeno su una “sciocchezza” del genere si è capaci di raggiungere un compromesso, se nemmeno in cose così semplici si è capaci di generare un dialogo civile e privo di offese, allora come potete anche solo lontanamente pensare che si possano risolvere problemi ben più grandi?

Quello che trovo preoccupante è che se si hanno idee anche leggermente diverse, si è considerati subito nemici.
“O con noi o contro di noi”.
Questa frase è l’emblema di questo periodo storico.
Il punto è che questa frase è anche l’emblema di una brutta pagina della storia italiana. Quando la maggioranza delle persone comincia a “ragionare” così, è sempre un segnale preoccupante. Quando ad ogni critica, obiezione o domanda si ricevono insulti, offese e minacce gratuite in veste di risposta, vuol dire che si sta andando in una direzione sbagliata.
Nonostante tutto, non bisogna arrendersi, non bisogna gettare la spugna. Sta a coloro che hanno vedute più ampie e spalle più larghe cercare di cambiare le cose e farlo partendo dal basso, partendo dalle piccolezze, affrontando anche minacce e offese gratuite. Sta a noi parlare ed esprimere sempre i nostri pensieri, perché il dialogo va sempre cercato.

Di tutte queste mie parole sono certo che a molti resterà poco e niente e l’unica curiosità che avranno è sapere se sono di Scafati e se sono credente. No. Sono nato e cresciuto a Pompei e non credo nell’istituzione della Chiesa, anche se credo in un Dio. Ora potete insultarmi tranquillamente o dirmi di tornarmene a Pompei. Io resterò a Scafati, voi resterete stupidi.

A cura di Nicola Carotenuto

Foto di Benedetta Ferrara

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