Fiume Sarno: storia di un dio avvelenato

Un fiume lungo 24 km che abbraccia, con la sua valle, affluenti e canali, oltre i trentanove comuni sparsi su tre province della nostra regione con una popolazione di poco inferiore ad un milione di abitanti. Stiamo parlando dell’amato e odiato fiume Sarno, conosciuto ai più come “il fiume più inquinato d’Europa”.
La fama negativa acquisita nei decenni si può dire che ha quasi offuscato la sua importanza storica, conosciuta da pochi. Così come da pochi è conosciuta la vera qualità delle sue acque. Sì, perché il Sarno, lungo tutta la sua estensione, si presenta gradualmente diverso: partendo, infatti, dalla sua fonte alle pendici del monte Saro, in località “Foce”, le acque scorrono gelide e cristalline tra i sentieri delle campagne agro-nocerine tanto che in alcuni punti del suo corso, in località Lavorate di Sarno, sono sorti dei veri e propri stabilimenti che ospitano numerosi visitatori da tutta la Campania e non solo.

Le cose cambiano man mano che il fiume si avvicina allo sbocco in mare. Nei comuni di San Marzano o Scafati, per esempio, le acque del Sarno soffrono la presenza degli scarichi di vario genere e ordine, spesso di natura industriale. È così che il fiume mette in rilievo la sua metafora di vita in cui la nascita rappresenta il momento di purezza e splendore, mentre la morte rappresenta un lento e cupo spegnersi. Il passaggio dalla purezza alla turpitudine oggi connota la morfologia di questo fiume e nell’ inerzia istituzionale nulla sembra cambiare.
Di tutto ciò non ne andrebbe fiero Virgilio che decantò il fiume Sarno nei versi dell’Eneide oltre a non essere una degna riconoscenza verso la storia di queste acque.

La gloria del fiume sembra oggi ricoperta anch’essa da quel massiccio strato maleodorante che lo rende negativamente riconoscibile da chiunque. Le popolazioni attuali difficilmente possono immaginare ciò che il Sarno ha rappresentato per le civiltà che hanno abitato queste stesse fertili terre.
Nella storia, il rapporto tra l’uomo e il Sarno ha inciso inevitabilmente sulla cultura, sulla quotidianità, il lavoro, la vita sociale e persino la religiosità.
È desolante pensare che le stesse acque che in passato hanno svolto una funzione primaria come sorgente di acqua potabile, indispensabile non soltanto per l’uomo ma anche per gli animali, l’irrigazione dei campi e per la fauna dello stesso fiume, siano oggi una fogna naturale che rende impossibile la vita ai cittadini che abitano a ridosso dello stesso. Sarà forse un caso che in alcune specifiche zone, soprattutto quelle di Scafati, l’incidenza tumorale è vertiginosamente aumentata?

Tratteggiando, dunque, un profilo storico sul fiume è opportuno premettere che nelle civiltà antiche i fiumi, così come altri elementi naturali, venivano molto spesso divinizzati. Questo è accaduto anche per il Sarno la cui rappresentazione è presente nell’iconografia delle città romane di Pompei e Nocera e quindi in pitture, statuette, monete in cui appare circondato da flora e fauna fluviale nell’atto di dare benessere alle genti grazie all’acqua che lascia fuoriuscire dal suo vaso dorato.  Il fiume Sarno viene rappresentato rispettando la generale iconografia di una statua fluviale: sul capo una corona fatta di canne, la parte inferiore del corpo coperta da una veste, una canna in una mano e nell’altra un vaso da cui sgorga acqua. Questo veniva raffigurato sia nella fase della giovinezza, sia in quella della senilità per rappresentare, simbolicamente, l’inizio e la fine del suo corso.
Le acque del Sarno sono state, inoltre, un importante canale per lo sviluppo del commercio locale e ciò viene testimoniato dalla navigabilità dello stesso, mediante alcune particolari imbarcazioni come il lontro.
È, inoltre, interessante sottolineare come il nome “Sarno” è stato ripreso solo durante l’umanesimo, in quanto in epoca antecedente veniva denominato con il nome di Dracon, Draconte o Draconzio.
 A partire dall’XI secolo, invece, veniva chiamato Scafato poiché era attraversato con la scafa e da qui anche il nome dell’attuale città di Scafati. 

L’inquinamento del fiume non è soltanto un problema recente. Già nel periodo aragonese, per ragioni di salute pubblica, e soprattutto per fare in modo che le strade non stagnassero, si concesse ai cittadini sarnesi la possibilità di curare e mantenere la pulizia del fiume. Inoltre, le città vicine alla costa erano tenute a controllare il fiume ed anche i minori corsi d’acqua e ogni inadempimento veniva gravemente sanzionato.
Con i Borbone e con l’Unità d’Italia iniziarono i lavori di bonifica che terminarono nel 1915. Da questa data ad oggi il fiume ha conosciuto il suo periodo più nero. Sono infatti ormai un lontano frammento storico gli anni in cui gli aragonesi intervennero in modo deciso a tutela del fiume Sarno. Non può dirsi lo stesso dei governi dell’ultimo secolo le cui amministrazioni sono spesso intervenute con interventi urbanistici irrazionali contestualmente alla totale assenza di impegno concreto per il recupero e la salvaguardia del fiume. Spesso il mondo politico preferisce non rischiare le percentuali di consenso ottenute o potenzialmente ottenibili contrastando gli sversamenti illeciti delle industrie del circondario e questo peggiora inevitabilmente lo stato di salute del fiume che non è più considerabile simbolo di storie e miti antichi, ma metafora di una società per metà malsana.
Il colpevole silenzio della politica e delle istituzioni non lascia buone prospettive per il futuro e pertanto un barlume di speranza potrà arrivare soltanto dalla magistratura che, tardi o prima, dovrà farsi carico di colmare, attraverso l’accertamento delle dovute responsabilità, le inefficienze istituzionali di questo territorio.

A cura di Annalisa Giordano

Commenti
Condividi

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Per Maggiori informazioni leggi la nostra Privacy Policy

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi