NOVEMBRE

Novembre è un mese un po’ triste e non soltanto dal punto di vista meteorologico, infatti, la terra si prepara ad accogliere l’inverno e il freddo, nonostante ci regali giorni che potremmo ancora definire estivi, ma anche perché questo mese si apre con la festa di Ognissanti, il primo, e prosegue, il giorno successivo, con la commemorazione dei defunti.
Per i ragazzi scafatesi degli anni ‘70 questi due giorni significavano “ponte lungo”, poiché si associavano ad una terza festività, quella del 4 in cui si festeggiava il giorno dell’Unità Nazionale e la giornata delle Forze Armate; le scuole restavano chiuse e quindi, si ci poteva svegliare un po’ più tardi al mattino.
Il primo, si andava a messa e si ci incontrava in piazza coi gli amici che erano anche compagni di scuola.
Il due, invece, vi era la tradizione di recarsi con la famiglia al cimitero per la visita ai nostri cari defunti e in quell’occasione ci si svegliava qualche minuto prima per fare colazione, poi una volta lavati e vestiti a festa, si ci recava rigorosamente a piedi al cimitero.
Man mano che ci si avvicinava si formava, nello spazio antistante l’ingresso, un vero e proprio fiume di persone, sembrava quasi una processione.
Solo qualcuno aveva la possibilità di andare in auto, ma erano veramente in pochi ad avere questo privilegio.
Dopo diversi minuti, si arrivava all’attuale viale della Gloria, dove ci si imbatteva in tante improvvisate bancarèlle piene di fiori e lumini, d’altronde quel giorno permetteva agli ambulanti di guadagnare qualcosa in più.
Nell’aria si percepiva l’odore di olio fritto, dovuto alle friggitorie ambulanti che preparavano le cosiddette “zeppole e panzarotti”, una vera delizia per il palato. Entrati al cimitero si deponeva un fiore, si accendeva un cero e si recitava una preghiera per i nostri cari defunti. Come per l’andata, si faceva ritorno a casa a piedi e per strada si cercava qualche conoscente a cui “strappare un passaggio” in auto, poiché il ritorno era sempre più stancante dell’andata. Dopo aver rincasato, la mamma preparava un veloce pranzo per i ragazzi così che potessero scendere in strada a giocare con gli amici, visto che la televisione offriva ben poco.
Infatti, il due novembre, giorno di lutto, la programmazione RAI era completamente modificata, si mandavano in onda concerti di musica classica, documentari e qualche vecchio film sentimentale, perfino la pubblicità per quel giorno era bandita dai palinsesti come tutti i programmi leggeri.Il 4 novembre, invece, si festeggiava la festa Nazionale e i ragazzi, così come tutta la popolazione, assistevano in televisione alla celebrazione che avveniva a Roma, durante la quale, attraverso la deposizione della corona di fiori all’Altare della Patria, il Presidente della Repubblica omaggiava il Milite Ignoto, così ancora oggi accade. Come a Roma, anche a Scafati vi era la deposizione di una corona di fiori al monumento ai caduti nell’attuale piazza Garibaldi, cerimonia seguita con tanta curiosità da parte di giovani e adulti.
Finito il ponte lungo, novembre riprendeva il suo corso le scuole riaprivano e si aspettava dicembre, ormai alle porte, con le tanto attese vacanze di Natale.
Novembre di tanti anni fa era molto diverso da quello attuale, i ragazzi di oggi lo vivono in modo completamente differente; la società è cambiata profondamente da allora, perfino il quattro novembre non ha più una collocazione fissa, oggi è diventata una festività mobile, si festeggia la prima domenica utile dopo il quattro. La tradizione di far visita ai propri cari è rimasta immutata, il cimitero continua ad essere frequentato, ma spesso si forma un tale groviglio di automobili che si ci rinuncia e ci si reca in altri giorni. Ormai, il giorno della commemorazione dei defunti non è più considerato dalla televisione un giorno lutto, ma uno come tutti gli altri, di conseguenza la programmazione non subisce alcun cambiamento.
Forse sono rimasti solo fiori e ceri, è cambiato tutto rispetto all’infanzia di chi è vissuto negli anni ‘70, novembre aveva un sapore diverso, particolare, chissà che sapore ha per i ragazzi di oggi.

 

 

Giovanni Coppola

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