I tesori scafatesi a Palazzo Capua

In mostra, presso il Museo Archeologico Nazionale della Valle del Sarno, alcuni materiali archeologici provenienti dalle ville rustiche scafatesi.

Dicembre sembra perfettamente ricamarsi sugli scorci dei vicoli sarnesi stretti e pittoreschi, quasi a ricordare quelli di un presepe.
In uno scenario così suggestivo si erge Palazzo Capua che rappresenta uno dei maggiori esempi di architettura settecentesca napoletana a Sarno.
Infatti, appena ci si introduce nella grande corte centrale si è sovrastati dalla scala sormontata, a sua volta, dalla loggia ad arcate e dall’alta facciata in pietra lavica.
L’edificio fu fatto costruire dalla famiglia Ungaro di Sarno, divenuto più tardi di proprietà della famiglia Capua per essere acquistato, in fine, dallo stato che lo ha destinato a sede dell’attuale Museo Archeologico Nazionale della Valle del Sarno.
Il Museo, inaugurato nel 2011, raccoglie il materiale archeologico rinvenuto negli anni nelle diverse zone  dell’Agro Sarnese-Nocerino.
Il percorso si snoda seguendo una cronologia che va da una prima selezione di materiali preistorici a quelli provenienti da corredi funerari delle necropoli protostoriche della Valle del Sarno che rappresentano un’importante testimonianza della “Cultura delle tombe a fossa” molto diffusa all’epoca.
Il Museo accoglie anche numerose testimonianze d’epoca romana.
Infatti, in tale periodo storico il territorio agro-nocerino era ricco di ville rustiche che potremmo paragonarle alle attuali  fattorie legate a un fondo di scarse dimensioni e che furono quasi tutte sepolte dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.
Scafati è la città agro-nocerina più ricca di ville rustiche e molte di queste erano dedite principalmente alla produzione di vino.
Nel 1992 è stata in parte scavata una villa rustica, il cui nucleo originario, risalente alla fine del I secolo a.C., ha subito modifiche e ristrutturazioni dopo il terremoto del 62 d.C.
Sono venuti alla luce diversi ambienti fra cui una stalla, una cucina e alcuni magazzini, articolati intorno a una corte centrale, da cui provengono utensili metallici, vasellame in ceramica e terracotta di uso comune e oggetti in vetro come balsamari utilizzati per conservare olii e balsami profumati.

Tra le ville d’epoca romana più importanti e rilevanti a Scafati vi è quella di Numerio Popidio Narcisso, identificata grazie ad un sigillo di bronzo recante nell’incisione il nome del proprietario.
Questa fu scoperta  tra il 1932 e 1934 dall’archeologo Matteo della Corte che esplorò solo una parte della struttura, in gran parte distrutta dall’eruzione del Vesuvio. Fra le suppellettili, per la raffinatezza dell’esecuzione, si distingue il vasellame in bronzo risalente all’età tardo-ellenistica.

 

 

Il secondo piano del Palazzo, che costituiva il  “piano nobile”, è ancora in fase di restauro, ma  conserva notevoli pareti e soffitte affrescate del XVIII sec.

Il Museo, grazie anche all’enorme quantità ed unicità dei reperti custoditi nei propri depositi provenienti da tutta la piana del Sarno e dei suoi affluenti, si configura come un attivo centro di  studio, che attira l’interesse di  ricercatori italiani e stranieri.

Annalisa Giordano

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