Nei cortili della memoria.

Alla sala don Bosco la presentazione del libro di Redenta Formisano e Nino Lodomini.

Difficile attribuire una definizione immediata per la memoria. Sarebbe più semplice se la riconducessimo ad una sorta di scrigno in cui sono raccolti frammenti di un passato che racconta di storie, umanità, persone, di vissuto. Questi frammenti sono ripercorsi sapientemente e creativamente dagli autori Redenta Fornisano e Nino Lodomini i quali hanno presentato presso la sala don Bosco di Scafati il loro ultimo lavoro letterario “quelle antiche voci”.
Un libro che raccoglie racconti ambientati in uno dei periodi storici più tristi della storia di questo Paese: quello della grande guerra e dopoguerra. Da sfondo ci sono i vicoli, le campagne, i cortili e le particolarità della città di Scafati in cui si sviluppano le vicende umane di personaggi forse realmente esistiti o magari frutto dell’immaginazione degli autori.

Nella città d’altri tempi di Scafati si intrecciano emozioni, paure, dissapori e malelingue, uno spaccato di vita semplice in cui è possibile rivedere anche un pezzo di presente. Ogni spazio della città racconta episodi di vita quotidiana sia in chiave ironica che malinconica. Una miscela perfetta per il lettore che viene trasportato in un passato non troppo lontano ma che gli permette di respirare i profumi e la storia della realtà scafatese negli anni della guerra.
Gli autori hanno cristallizzato i luoghi, vizi e virtù delle persone, i paesaggi per regalare uno scenario il cui sapore di storia sembra immutato.

Ripercorrendo queste sfumature di passato, uno degli autori, Redenta Formisano, ha voluto recuperare il senso della memoria che consente di valorizzare ciò che è stata Scafati. Una esigenza, sottolinea l’autrice, che nasce dal fatto che ad oggi la città agro nocerina vive un periodo di spegnimento culturale, sociale e istituzionale, denunciando l’assenza di un punto di incontro tra le persone di una stessa comunità. Un’assenza che viene colmata dai ricordi, propri dell’autrice e quelli di tante altre persone che sono legate a pezzi del proprio passato, ne esce così un racconto unitario con un unico filo conduttore basato sulla ricerca di una speranza per il futuro della collettività. Ciò che, invece, si augura il coautore Lodomini è che il libro possa trasmettere al lettore le stesse emozioni e sensazioni che lui ha provato durante la sua stesura.
Per Lodomini i racconti rappresentano un contributo che lo stesso ha voluto dare alla comunità scafatese, oggi incapace di individuare un soggetto collettivo in grado di progettare, sperare e sognare un avvenire nuovo ma soprattutto condiviso. Lodomini, infatti, guarda con occhio malinconico a quel passato che, ancorché intriso di difficoltà e problemi sociali, sapeva comunque valorizzare la condivisione collettiva del dolore, della gioia, della vita in generale.
Il testo, dunque, valorizza sapientemente il ruolo del passato come chiave di lettura del presente e su questa scia interpretativa si allaccia anche il prof. Malinconico che nel suo intervento ha rimarcato l’importanza di sapere da dove si arriva, da quale storia abbiamo origine perché è in questo modo che si riesce a guardare con occhio differente i problemi del presente e quelli che verranno. La memoria, secondo Malinconico, è dunque, soprattutto un interrogativo sul senso del passato e sul senso del ricordo.
La manifestazione si è arricchita con le letture dei passi del testo da parte dell’attore Mimmo Corrado e con le musiche di Esperito De Marino.
Per l’occasione è stata allestita una mostra di antiche fotografie e cartoline concesse da Sebastiano Sabbatino e Pietro Ferrara.

 

 

L’evento è stata l’occasione per consentire alla vasta platea presente di tornare ad una seria riflessione sul ruolo della memoria e soprattutto per quella relativa alle nostre realtà locali dalle quali possiamo scorgere, a volte, le risposte ai numerosi dubbi del presente e alle ambiziose sfide del futuro.

Annalisa Giordano
Foto di Sebastiano Sabbatino

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