Elvis Esposito, uno scafatese alla ribalta cinematografica

 

A soli 24 anni ha già attraversato i palcoscenici delle serie TV, quelli teatrali e cinematografici. Parliamo dello scafatese Elvis Esposito, un enfant prodige della nostra terra che attualmente il grande pubblico sta ulteriormente apprezzando nell’ultima serie Rai l’”Amica Geniale”. Elvis è un attore che migliora avventura dopo avventura e il suo talento si concilia perfettamente con una sana umiltà che lo tiene coi piedi per terra e con la testa all’impegno. Per insieme Scafati ha rilasciato una delle prime interviste dell’anno che ci permetterà di conoscerlo più da vicino.

 

Cosa ti ha portato a fare l’attore, erano questi i tuoi piani, com’è iniziata questa avventura nel mondo dello spettacolo?
E’ da piccolo che ho sempre visto con grande fascino questo mondo e ad essere onesto ci sono stati degli attori che hanno accompagnato la mia infanzia, attori che porto nel cuore perché mi hanno regalato emozioni e vedendo loro fare delle cose bellissime, crescendo, ho avuto anche io questo desiderio di tentare qualcosa di bello.
Ricordo che un giorno mi svegliai e decisi di intraprendere questo percorso, mi misi a cercare e trovai una scuola di cinema a Napoli che si chiama Pigrecoemme gestita da Rosario Gallone e Giacomo Fabbrocino.
Ho iniziato a studiare lì, facendo un percorso con i miei maestri che sono Angelo Serio e Lucio Allocca e da quel momento, poi, mi si è aperto un mondo. Questo è un lavoro per cui bisogna fare tanti sacrifici, lavoro che richiede disciplina, tanta disciplina, e professionalità.

Come ha reagito la tua famiglia di fronte a questa scelta, hai avuto fin da subito il suo appoggio?
Ad essere onesto i miei genitori mi hanno sempre appoggiato nelle scelte, anzi. All’inizio, come me, anche loro credevano si trattasse di un gioco, pensavano che fosse un desiderio da ragazzino. Poi man mano si sono resi conto che è un lavoro molto serio che richiede tempo, dedizione, fatica. Oltre alla mia famiglia devo ringraziare anche la mia ragazza, Eliana, che ha avuto un ruolo importante, un appiglio di luce nelle tenebre duranti i momenti duri delle riprese.

Ah beh, vedendo i risultati…
Si ora anche loro sono molto felici, anche da parte dei miei amici è stato lo stesso già dai tempi di Gomorra.

Parliamo di Scafati, città in cui vivi, che ruolo ha avuto nella tua vita, che tipo di rapporto ti lega?
In realtà la mia famiglia ha origini napoletane, quindi sono un cittadino adottivo. Tuttavia Scafati ha avuto un ruolo importante nella mia vita, nella mia formazione. Quando si cresce in una città si forgia anche in un certo senso il carattere di una persona e certe cose le osservi con occhio differente.
Qui a Scafati ho maturato le mie passioni. Tutto ciò che ho fin ora sviluppato interiormente è successo qui.
Chiaramente non posso sempre viverla appieno perché il lavoro ti porta ad allontanarti frequentemente. Si può dire che è una città per cui nutro odio e amore: a volte mi rasserena, delle volte scapperei.

In relazione proprio a scafati ricordo che hai girato, qualche anno fa, un cortometraggio in uno dei luoghi scafatesi per eccellenza che è il Polverificio Borbonico….
Beh si, in realtà il primo corto che ho girato o meglio che ho avuto la possibilità di girare come corto indipendente l’ho fatto insieme ad un mio carissimo amico, Salvatore Sannino.
Lo abbiamo scritto e prodotto insieme e girato a Scafati nel Polverificio Borbonico, una struttura stupenda la cui architettura ci ha attratti fin da subito. Il corto si intitola “Alterego” ed è stata una bella esperienza, ci siamo divertiti tanto nel portarlo avanti e, perché no, ci siamo tolti qualche soddisfazione importante. Tra l’altro fu presentato a Scafati anche perché l’attrice, Francesca Martone, è come me scafatese.

Prima dicevi che ci sono delle figure che ti hanno influenzato e attirato quali sono più precisamente i personaggi, che hanno influenzato la tua direzione artistica?
Ricordo che a 5 anni mio padre mi fece vedere il mio primo film, fu “Allarme Rosso” con Denzel Washington e Gene Hackman, film bellissimo diretto da Tony Scott. Da quel momento avrò visto almeno un milione di volte quella pellicola.  Vedere Denzel Washington per me è sempre stato un qualcosa di speciale. E’ in assoluto l’attore che più mi ha incantato.
Altri riferimenti che posso citare sono Daniel Day-Lewis, Robin Williams, Michael Douglas, per passare anche al nostro visionario italiano e più in particolare napoletano da Scarpetta a Totò…

A proposito di teatro, hai iniziato subito con la carriera cinematografica, televisiva o hai un piccolo passato da attore di teatro?
Teatro ne ho fatto molto poco perché ho sin da subito lavorato molto più nel cinema. Il teatro è un ambito molto particolare, che richiede bravura e alta dedizione.  Fare teatro significa mettersi in gioco davanti ad un pubblico. La stessa cosa del cinema, ma a teatro il filone è continuo.

Il cinema, però, ti permette di ripetere la scena…
Si il cinema, ti permettere di ripetere la scena ma questo non deve essere un alibi per affrontarlo in maniera superficiale. Occorre essere performanti in ogni situazione. Il cinema va preso con disciplina e molta costanza. Nulla è lasciato al caso.

Che idea ti sei fato dell’ambito in cui operi, del mondo dello spettacolo, del cinema che a noi arriva così perfetto nella sua interezza e bellezza?
Dietro c’è un lavoro enorme che spesso non si vede. I reparti che compongono il cinema fanno un lavoro straordinario, poi quando hai la possibilità di viverlo ad alti livelli, come nel caso de l’ ”Amica Geniale”, devo dire, che è un qualcosa di speciale.
Anche in quel caso deve essere un meccanismo perfetto, c’è bisogno di armonia. Saverio Costanzo, il regista, in questo è stato fantastico. Sul set può succedere di tutto, può piovere mentre si è in esterna, un rumore che non deve esserci. Quindi ci vuole calma e tanto equilibrio.
Calma a parte, Saverio è riuscito a seguire tutti noi attori in maniera impeccabile. Tutti i personaggi, tutte le sfumature, le particolarità sceniche. Poi siamo stati aiutati da Anna Redi, Antonio Calone che ci hanno seguito per il ballo, come coach. È stato un lavoro delizioso.
Dopo aver girato l’Amica Geniale ho rincontrato uno dei dirigenti dell’accademia di Napoli, Claudio Morra, con il quale ho un legame molto affettuoso. Rivederlo è stato emozionante, un ritorno al mio passato formativo.

Hai anticipato una delle domande che ti avrei posto. Prima perl di arrivare a parlare de l’”Amica Geniale”…mi chiedevo…c’è un quale periodo storico in cui avresti voluto vivere e quindi recitare?
Devo dire la verità il cinema italiano degli anni’50 è qualcosa di straordinario e, idealmente, se proprio dovessi scegliere di far parte di qualcosa di importante sicuramente propenderei per quegli anni. Però poi c’è il cinema americano degli anni 50’, ’80…. Certo ci sono stati capolavori che hanno fatto la storia e che non passeranno mai di moda, parlo di Hitchcock, Kubrick. Per gli italiani Fellini, non è un cliché, ma è veramente un genio.
Pasolini, Carmelo Bene, Rossellini, Ettore Scola. Avere la possibilità di lavorare con Mastroianni per me sarebbe stato qualcosa di grandioso.

In cosa individui il trampolino di lancio del tuo percorso?
Dopo aver fatto l’accademia ho studiato da Michele Monetta mimo corporeo e arte drammatica. Michele Monetta è uno dei più grandi maestri di mimo che abbiamo in Europa perché è stato allievo di Decroux.
Una persona veramente straordinaria. Nel frattempo ho fatto molta gavetta, come spalla nei provini, migliaia e migliaia di provini, dando le battute con Massimiliano Pacifico e Adele Gallo che si occupano di director casting e mi hanno anche loro introdotto.
Poi ho lavorato come aiuto regia nel film di Vincenzo Marra “L’equilibrio”, girato a Napoli. E’ stato molto duro, molto faticoso. Sono sacrifici che bisogna fare. Io vengo dalla vecchia scuola dove veramente bisogna darsi tanto da fare per essere zero. Quel poco che ho ottenuto è stato veramente grazie a grandi sacrifici. C’è un momento, succede…capita.

Nonostante la tua giovane età, ti abbiamo visto in due serie televisive di rilevanza non solo nazionale, ma anche internazionale. Parlo di Gomorra e della più recente…l’Amica Geniale dove interpreti il ruolo di Marcello Solara il cattivo del rione.
Prendere parte a questi progetti di ampia portata è stato una grande spinta per la mia carriera professionale.
Non posso rivelare molto perché ancora non si è visto in tv, ma soprattutto nelle puntate successive Marcello Solara da buon napoletano ha un cuore buono e la sua volontà è far capire a Lila che si è innamorato per davvero di lei. Essendo abituato alla violenza, fin da piccolo, una donna che mostra altrettanta violenza fa scattare una specie di meccanismo non equivalente alla sottomissione ma alla liberazione e allo scioglimento emotivo, quasi a voler dire “è lei la donna giusta”. Solo che lui è spocchioso, è vanitoso perché nel rione la famiglia Solara è implicata nel mercato nero. E’ un tipo di criminalità differente rispetto a quella di Gomorra in quanto ne l’“Amica Geniale” si cerca di romanzare maggiormente gli episodi di violenza.

C’è un filo conduttore che unisce il ruolo interpretato nell’una e nell’altra serie e soprattutto credi che la tua carriera si stia inclinando sul ruolo del cattivo?
No, perché sono due epoche differenti. E’ diverso. L’Amica geniale è, come ho appena detto, un romanzo, mentre in Gomorra si porta in luce fatti di cronaca quotidiana più attuali. Devo dire che il personaggio di Solara incarna una cattiveria non tanto criminale quanto umana, di persona che vive in una forma di turbamento emotivo. Ho preferito, durante il lavoro, personalizzare il Solara, di renderlo mio e non appiattirmi passivamente su quel ruolo. Ho cercato di dare la mia impronta umana a questo personaggio molto particolare.

Hai incontrato delle difficoltà nel tuo percorso di formazione e di realizzazione professionale?
E’ molto importante capire come lavora il regista, perché parte tutto da lì. Ovviamente ogni attore deve entrare in empatia con il regista e con il personaggio che interpreta e ogni attore ha il suo metodo. Molto dipende da quale impostazione intende partire il regista. Io non ho un vero e proprio metodo, non lo ritengo necessario.
Le difficoltà si incontrano ovunque, cio’ che conta è essere pronti. Se si è pronti e consapevoli di se stessi e di quello che la sceneggiatura vuole allora le difficoltà si superano facilmente. Se invece si affronta una sceneggiatura in maniera superficiale il percorso è tutto in salita.

Quali qualità deve avere un attore?
Non posso autogiudicarmi. Credo che l’ultima parola per un attore spetti sempre al pubblico. Ciò che mi riconosco è sicuramente l’amore verso il proprio lavoro. Do sempre tutta la mia anima, diventando un’altra persona anche se bisogna mostrare la verità, non bisogna mostrare la finzione. Bisogna essere se stessi fingendo di non esserlo. Ci sto lavorando tanto anche io. Se si finge la gente lo nota e lo stesso credo sia per il teatro. A teatro bisogna essere autentici. Qualsiasi cosa si faccia, si scelga di fare Eduardo De Filippo o Shakespeare. Se sei tu, se porti te stesso, allora hai qualcosa di interessante, ma se si recita no. E’ un lavoro, ma bisogna scegliere come farlo se dedicarsi veramente o meno.

Molti giovani si lasciano affascinare dall’idea di fare l’attore…
La parola attore va presa con le giuste misure. Pochi si possono ritenere attori con la A maiuscola. Parlando di quelli contemporanei torno al mio preferito, Daniel Day-Lewis, Washington. In Italia De Sica….padre.

Sulla scorta della esperienza qual è il tuo consiglio a giovani aspiranti attori?
Dare consigli è una grossa responsabilità. Bisogna crederci innanzitutto. Perché se si dubita anche un minimo, chi sta di fronte lo percepisce. Bisogna trovare la voglia di studiare, avere la fortuna di trovare le persone che ti fanno amare lo studio per quella materia. Non è da tutti. Studiare…un po’ come uno dei messaggi che l’amica geniale tenta di lanciare, cioè la potenza della cultura e dello studio. In questo mestiere lo studio ti fa eccellere, ti perfeziona. Michele Moretta quando facevamo lezione da lui era solito citare Decroux: “Lo studio scarta gli incapaci, sfrutta il talento medio ed esalta i geni”. E’ la verità.

Progetti per il futuro?
Speriamo che ci chiami Denzel a questo punto (ride). Scherzo.
Per il momento abbiamo la conferma che ci sarà la seconda stagione de l’”Amica Geniale”…che è un progetto a lungo termine. L’amica geniale ci inorgoglisce, non solo per l’importanza globale che ha raggiunto ma anche perché la coproduzione HBO ha permesso di esaltare cinematograficamente la bellezza delle storie napoletane.

Quanto è pesato il fatto che Elena Ferrante non è Elena Ferrante, quindi non conoscere l’identità dell’autrice…
Non troppo. Non sappiamo chi sia realmente. La stessa produzione si è soltanto interfacciata via mail. Elena Ferrante chiunque esso o essa, sia un uomo o una donna, è stata bravissima, accurata in ogni minimo dettaglio.
Tutto è merito suo, soprattutto nella descrizione e nella riproduzione delle scenografie partenopee.

Il rapporto con gli attori…è nata un’amicizia che è andata oltre il set?
E’ nata un’amicizia bellissima, una vera famiglia. Siamo riusciti a rompere tutte le barriere tra noi perché all’inizio sai, si era sempre un po’ timidi anche se ci conoscevamo. Ci siamo divertiti.

Un’esperienza che rifaresti…
Sicuramente, al di là del lavoro…posso dire che è un’esperienza che ti migliora, ti cambia.

 

Annalisa Giordano

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