Arte, insegnamento, teatro, Antonio è performer di vita vissuta: “Lotto contro il bullismo omofobo”

Eclettico è il termine più adeguato per definire Antonio Saulle, personalità complessa, emancipata ed estremamente sensibile.

Performer, artista e docente, Antonio è un trentacinquenne scafatese, noto per essere il giovanissimo professore di Disegno e Storia dell’arte del liceo “R. Caccioppoli”.

Al nostro primo incontro si dimostra un turbine di idee e di emozioni ed è ciò che mi colpisce profondamente. I suoi atteggiamenti estremamente garbati non sono tipici di un qualsiasi insegnante, Antonio Saulle dimostra di avere una forza interiore sui generis.

“La mia omosessualità è sempre stata abbastanza palese per gli altri. Sin da bambino ho avuto atteggiamenti molto femminili, per questo motivo ero deriso, e subivo azioni di prese in giro e di bullismo. Venivo soprannominato “femminella” ossia mezza femmina. Il mio modo di essere, molto ispirato a mia madre, era una chiara evidenza di essere fuori registro, fuori dalla norma che regola il ruolo di genere, di ciò che è giusto o non giusto fare in base al sesso di appartenenza”.

 Antonio vive, dall’infanzia, in una famiglia patriarcale ed in un clima fortemente clericale tipico delle città di provincia. L’educazione al ruolo di genere, all’identità di genere, all’essere “contro natura” hanno temprato l’anima di Antonio, sin da bambino, influenzandone anche il percorso scolastico. “Tutti questi fattori sono state costanti di disadattamento. A scuola subivo atti di bullismo e non era per nulla facile essere me stesso. Al doposcuola, a cui mi iscrissero per carenze in matematica, conobbi  l’insegnante Jaqueline Albano, italo-francese, diplomata all’Accademia delle Belle Arti, che mi iniziò all’amore per l’arte. Quella donna vedeva in me un talento. Mi instradò all’osservazione della natura, soprattutto della sua decomposizione, convinta che anche nell’orrido ci fosse bellezza, cioè armonia di colori e di forme. A 10 anni sapevo già di voler diventare pittore, non imbianchino come specificai in un tema, ma un artista”. Antonio non desiderava altro. Si sentiva capace in quell’ambito e soprattutto avrebbe potuto dare voce alle sue inquietudini ed ai suoi tormenti. Dopo le scuole medie si iscrive al Liceo artistico di Salerno “Andrea Sabatini”. “La scelta non era condivisa in famiglia. La strada verso il mestiere di pittore era considerata un percorso verso il fallimento. In questo “cammino” a dispetto del mio eccellente profitto scolastico, ho avuto poche relazioni sociali. I rapporti di amicizia erano tutti finalizzati alla didattica”.

 Antonio non riusciva a stabilire un contatto sincero e profondo con gli altri: “Non riuscivo ad essere me stesso fino in fondo. I miei genitori sono commercianti e non avevano molto tempo da dedicarmi. Non faccio loro delle colpe ma è una constatazione del sistema sul quale la nostra società è costruita”.

Una personalità molestata, dalle forti potenzialità. Antonio riesce, tuttavia, con molta forza di volontà, a diplomarsi al liceo artistico di Salerno; si iscrive all’Accademia delle Belle Arti di Napoli dove si diploma in pittura il 18 luglio del 2006 con una tesi in Storia dell’Arte contemporanea dal titolo “Bacon e Balthus op.cit.” con il professore Marco Di Capua. In seguito frequenta il corso biennale di abilitazione all’insegnamento per l’ambito disciplinare di Arte ed Immagine per la scuola secondaria di I grado e di Disegno e Storia dell’arte per la scuola secondaria di II grado. “Ho cominciato a fare supplenze nella scuola secondaria di I grado come docente di Arte ed Immagine in provincia di Napoli ed in provincia di Roma. Nel 2010 mi sono specializzato in Arti visive e Discipline dello spettacolo (sezione Pittura e Grafica d’arte)”.

E’ all’Accademia delle Belle Arti, luogo un po’ anarchico e disorganizzato, che Antonio comincia a dichiararsi ad amici e conoscenti: uno slancio verso la liberazione di un animo deciso.

 A 24 anni incontra il suo primo amore ed intraprende una relazione dalle profonde contraddizioni, per diverso tempo. La fine di questa storia segna il giovane artista, che riesce, dopo mesi di sofferenze, a ricominciare. Questo cammino di esperienze e di consapevolezze spingono il giovane docente a fare “coming out” anche in famiglia e sul luogo di lavoro.

“Da questo momento sono diventato testimone ed attivista degli omosessuali, servendomi anche dell’amore per l’arte. Sono infatti performer, e alla base di ogni mia manifestazione artistica vi è sempre un significato intenso e recondito. Grazie agli studi accademici, durante i quali ho stretto contatti con illustri maestri, che sono stati anche insegnanti di vita, ho sperimentato la “body art”. A 17 anni ho vissuto le prime esperienze artistiche con il corpo, lavorando sul concetto “corpo-natura-religione”, rivendicando, già in quel periodo, il mio sentimento di oppressione sociale che si rivelava nel corpo e sul corpo. E’ stato un momento in cui ho scoperto tanti e diversi linguaggi espressivi”. Antonio stringe amicizie profonde con i compagni dell’Accademia, coltivando questi rapporti nel tempo e cominciando ad essere davvero se stesso. Dopo la fine della sua prima relazione, il giovane artista ricomincia da sé.

 “Antonio era rinato. Avevo in me una forza nuova, costruita faticosamente, grazie alla quale sono riuscito a vincere nel 2013 il concorso come insegnante ottenendo una cattedra a tempo indeterminato”. Svolge il suo primo anno al liceo scientifico “V. De Caprariis” di Atripalda; da settembre 2017 è titolare di cattedra al liceo “R. Caccioppoli”.

“Dal 2017 sono anche delegato alla scuola del comitato Arcigay della provincia di Salerno. Organizzo seminari nelle scuole per la sensibilizzazione su questo tema, puntando alla riduzione dei fenomeni di bullismo”, ha affermato Antonio. Il primo seminario “Nihil Humani: uno sguardo al plurale” si tenne a Pagani, al liceo scientifico “Mons. B. Mangino”. Il secondo si è tenuto al liceo Caccioppoli lo scorso anno, sull’omofobia ed i diritti LGTBI.

“Il seminario è stato intitolato “Il ragazzo dai pantaloni rosa” e ha tratto spunto dall’episodio di cronaca nera del quindicenne romano, morto suicida per bullismo omofobico”, ha spiegato il docente.
 La sua attività di performer è una sintesi delle sue idee: “Per me estetica ed etica convivono in una dialettica costante e sempre pronta allo sviluppo di nuove sintesi, mi faccio memore delle avanguardie storiche e del loro messaggio rivoluzionario, in particolare il dadaismo ed il surrealismo. Amo tutte le indagini e le sperimentazioni degli anni ’60 e ’70, dove il corpo e il rapporto con l’alterità sono il mezzo e l’azione del fare, un’arte che provochi e scuoti le convenzioni sociali, un discorso dissonante che amputi in modo silenzioso e con i mezzi dell’azione estetico-performativa la “Norma” come schema molare rigido che imprigiona la molecolarità del desiderio, l’uomo come “macchina desiderante”, ha spiegato Antonio, citando “L’Anti-Edipo” di Deleuze e Guattari”.

Parallelamente al percorso di pittore, Antonio, artista “nel sangue”, è allievo-attore al laboratorio del teatro Elicantropo di Napoli, diretto dal registra teatrale napoletano Carlo Cerciello: “Un’esperienza unica fatta di stimoli culturali e costanti”. Nel 2018 ha partecipato al Teatro Festival di Napoli con lo spettacolo “Terrore e miseria del Terzo Reich” di Bertolt Brecht, rappresentazione con tematica attuale, come quella della rinascita dei razzismi, dell’xenofobia, della cultura della sopraffazione e dell’ignoranza: “Una condizione sine qua non per governare e dominare le masse”, ha affermato l’artista.

Ilaria Cotarella

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